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IL PAESE DEI B-ALLOCCHI - Manca la dignità, patatoni. A distanza e anche in presenza

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BASTEREBBE UN DRAGHI A NARDO’ PER SCUOTERCI DA TANTA SONNOLENZA
L’irruzione del Governatore incenerisce tante postazioni e rende irrilevante lo stanco dibattito di quello che resta delle forze politiche. A cominciare dalle nostre cittadine

C’entra qualcosa Mario Draghi con Nardò? Crediamo di no, in quanto da verifica non ci risulta dalla sua carta d’identità che vi sia nato, o che abbia un parente e, finanche, che vi abbia sostato in qualche B&B per una vacanza al mare. Di sicuro, però, da persona colta, è certo che ne abbia sentito parlare di Nardò e dei suoi abitanti.

Ci limitiamo alle cose buone, quali ad esempio quella di aver meritato la Medaglia d’Oro al Merito Civile conferita dal suo amico Carlo Azeglio Ciampi per l’accoglienza che Nardò riservò a profughi slavi ed ebrei negli anni 1943-47. E tuttavia, se l’Italia si affida, detto con serietà, all’uomo della provvidenza e i partiti tra conversioni e cenere sulla testa (Lega) e ritirate in buon’ordine (Pd e M5S) abbassano la cresta e non si sa nemmeno se e come resusciteranno dopo che Draghi avrà fatto il suo lavoro, anche Nardò potrebbe accadere la stessa cosa, approfittare, accodarsi e, in via breve, mutuare la cosiddetta sua “agenda”. Che, sostanzialmente, vuol dire azzerare e ripartire. Azzerare perché le cose non sono andate per il meglio, ripartire perché una speranza ci deve pur sempre essere.

Ed allora, immaginate, in streaming, la Nardò politica si potrebbe collegare e sottoscrivere il suo (di Draghi) programma che sarà pronto nei prossimi giorni. Fatto di scuola e investimenti e forse riduzione delle aliquote fiscali. Un bel po’, ma non tutto. Non poteva certo metterci la discarica di Castellino, il nostro defunto ospedale o il controverso scarico a mare, non essendone venuto a conoscenza.

Si tratterebbe però di vedere se il sindaco Mellone è d’accordo, mettendo sul piatto quello che ritiene un vantaggio incolmabile sui suoi avversari. Avversari che, per una fortuita circostanza, in passato Draghi aveva già conosciuto e incontrato, e per dirla con Di Maio verso Draghi, non si sa se gli avevano fatto “un’ottima impressione”. Forse no. Insomma, Mellone non è disposto a spartire il suo potere e annacquarlo anche perché i suoi competitori sono educatissimi e non vogliono apparire scortesi e maleducati.

Peraltro, sull’argomento, c’è già stata l’irresistibile dichiarazione di uno dei candidati-sindaco (non lo cito per non affliggerlo, dovendo conservare buone energie per la prossima competizione): “Voglio essere chiaro, la mia candidatura non è contro Mellone…”

Il buon candidato potrebbe sempre dire che non ne abbiamo capito il senso e forse ha ragione lui, ma detto così, ai …nardiati, è sembrato l’emulo di De Coubertin, l’alfiere dell’eleganza e dell’estetica, dello spirito sportivo che gli fa recitare: “L’importante non è vincere, ma partecipare” . Chapeau.

E tuttavia, non dico io, ma tutti voi dovreste essere un po’ severi delle modalità con cui sono nate le ultime candidature a sindaco. Alcune poco comprensibili poiché – si constata – almeno due andrebbero a pescare nella stessa area (e, quindi, forse annullando la possibilità di andare al ballottaggio (all’ingrosso, diremmo Enzo Petraroli e Carlo Falangone), altre hanno la connotazione del “redivivo” (Mino Frasca, che “risorge” e Pierpaolo Losavio di cui non conosciamo la truppa). Si parla anche di Maurizio Leuzzi e Giancarlo Marinaci. Chi più chi meno in ordinato silenzio, per non essere notati, compreso l’avvocato Cozza. In questi casi il silenzio non è d’oro.

Poi prendi il setaccio (a Nardò, farnàru) e vedi che di sostanza, salvo clamorose sorprese, resta poco. Sanno i neritini del loro agitarsi, dei loro progetti, quanti possono dire di avere le carte in regola per ambire alla massima carica cittadina? Sarà vecchia la politica degli ultimi tempi, ma forse non del tutto o da archiviare, per capire invece che la legittimazione non si ha con i pacchetti di voti ben confezionati, con riserve di voti utili all’occorrenza, quasi un’eredità “ti fili a filòri”.

Non c’è bisogno di ulteriori chiarificazioni. Ed allora, anche a Nardò potrebbe esserci (un giorno!) un sussulto e voler dare finalmente dignità alla propria azione, scevra da personalismi e velleitarismi.

Ecco perché, parafrasando, Draghi parla anche a noi, certo non direttamente. Il suo ingresso ha avuto l’effetto di una scossa tellurica, della “tabula rasa”, al netto della riuscita della sua azione. Si è come rappresentata l’àncora di salvezza in un Paese collassato da crisi politica, economica e pandemica. Paese appesantito da tante incrostazioni che, c’è da scommettere, ritorneranno al termine del suo mandato. E a quel punto, sarà difficile persino ricominciare, quando invece bisognerà stare attenti a non dire e fare sciocchezze.

Sicchè, è bastata l’investitura di una persona autorevole qual è Draghi per rincuorare l’Italia e iniettargli quel brivido (come un farmaco salvavita) di cui aveva bisogno. Da paragonare alla forza del vaccino che peraltro scarseggia. E, dunque, se Draghi sta parlando e parlerà all’Italia, per estensione lo sta facendo anche per Nardò, sperando di trovare i suoi interlocutori all’altezza della situazione. Anche perchè ha espresso la volontà, una volta che la pandemia darà una tregua, di volerli ricevere e ascoltare. In presenza.

LUIGI NANNI