TANTI CACCIATURI PI’ ‘STA QUAGGHIA (CA NON NDI RESTA ‘NA PENNA PITUNU*).
E’ quello che suggerisce l’”assembramento” dei candidati-sindaco del centrosinistra
Talvolta conviene ragionare terra-terra e non affidarsi ad arzigogolate congetture riguardo alla più lunga campagna elettorale della storia neritina. A questo, purtroppo, si continua ad assistere. Si viene dunque a sapere (menomale che non abbiamo smesso di leggere e ascoltare, serve anche per allontanare quescienza mentale e frustrazione), che c’è un nuovo candidato- sindaco. Intendiamoci, eccellente figura, anzi di più, professionista di valore e dalla “carriera” politica ineccepibile, anche impreziosita dall’impegno ambientalista e quello rivolto al mondo degli ultimi, dei tanti che non sono tutelati. La sociologia ci viene in soccorso e li mette in coda nella scala sociale, epperciò meritevoli di attenzione e aiuto.
L’avete già capito e saputo, si tratta dell’avvocata Stefania Ronzino, candidata sindaco di “Nardò Bene Comune” (in seguito NBC) che irrompe nella contesa politica e crea di fatto non pochi problemi alla cosiddetta area politica di centrosinistra. Oggettivamente è così, poiché ragionando sulle mere tecniche elettorali di una qualsiasi elezione, a maggior ragione quella particolare che riguarda Nardò, la sua candidatura (da sottolineare, ritenuta anche tardiva, se non fuori tempo massimo), risulta davvero avere poca logica, quasi uno sberleffo a chi quell’area pensa (ha pensato) di occupare e, in una supposizione meno nobile, forse la sfida aperta a chi ritiene che quell’area non meriterebbe di occupare. Chissa! Finanche il disinteresse per tutto ciò e buttarsi a mare “allu Chiàpparu” semmai scavalcando con un balzo gigantesco l’altrettanto stabilimento balneare. Insomma, “Muoia Sansone con tutti i Filistei”. Ovvio, sempre ragionando terra-terra.
A questo punto si rifanno i … conti. Quanti sono i candidati-sindaco? Di Mellone si sa. E gli altri? Cozza, Falangone, Frasca, Losavio, Ronzino (ordine alfabetico) e forse un quinto, Maurizio Leuzzi che otterrebbe la convergenza di parte del Pd e ovviamente di Partecipa, il gruppo coordinato dal fratello Riccardo. Ma, ripeto, (e dubito) che uno o più di questi candidati abbiano tutti gli elementi, diciamo di pura tecnica elettorale, per capire come sfondare il muro, cioè di prevalere su quella che attualmente risulta essere l’”armata-Mellone”.
Però, un consiglio: impegnatevi comunque, indipendentemente dal fatto che la contesa elettorale possa o no premiare. Non mancano le cose da fare, soprattutto puntando all’occupazione e alla difesa del lavoro. E l’ambiente, di cui si parla due sole volte al mese, come per la raccolta differenziata del vetro. Ma la lista è lunga, tanto quanto i punti del programma che un qualsiasi sindaco non riesce quasi mai a rispettare.
Questi sono i fatti e solo qualcos’altro c’è da rendere noto (però altri, i protagonisti, dovranno farlo): le trattative (brutto termine) andate a male con la coalizione del candidato-sindaco di Carlo Falangone e come incredibilmente si sia arrivati a una tale frattura. Che, onestamente, pochi capiscono, nemmeno disposti ad ascoltare “distinguo” e “precisazioni” che a questo punto risultano davvero noiosi. Poi ci sono quelli che amano perdere tempo col Pd, spaccato in tre, no quattro, no cinque anime. Insomma, è rimasto poco, anzi quasi niente, essendosi incredibilmente fatti scippare persino la storica sede di Piazza Pio XI (di fronte alla Cattedrale), con un’operazione d’imperio messa in atto dal Partito (e arrendevolezza da parte degli stessi sottoscrittori, me compreso), quando la stessa sul finire degli anni ’70 venne acquistata per farne la Casa del Popolo (si era al tempo del PCI), grazie alla generosa offerta di tanti iscritti al Partito e in non pochi casi di semplici simpatizzanti e altrettanti semplici cittadini in una stagione politico-sociale di grande coinvolgimento e partecipazione. E, dunque, oggi di cosa stiamo parlando? Per capirne di più, serve un’altra puntata.
- Tutto sommato facile, ma è meglio tradurre per i tanti lettori di Portadimare, ovviamente non solo neritini: tanti cacciatori per questa quaglia e così tanti da non restarne nemmeno una penna a ciascuno
LUIGI NANNI