NARDO' - Criticità a catena, da Gallipoli alla riviera neritina, da Otranto a Santa Maria di Leuca, la situazione crea allarme e le prospettive non sono certo incoraggianti.
A pochi passi da casa nostra. Ma cosa si sono messi in testa tanti gestori di bar, ristoranti, lidi? Che le regole non valgono per loro? Che bisogna giocare a guardie e ladri? E a domanda, rispondere pappagallescamente che c’è stato e c’è ancora il virus. E che debbono riprendersi dal collasso. Come se, per tanti altri umani, non si è trattato della stessa cosa, a cominciare da studenti e insegnanti (la maggioranza) che hanno sempre giudicato la Dad una vera porcheria. Quella che ha fatto strame di tante competenze e ha coltivato l’arretratezza di tanti nostri ragazzi (pesante il loro Invalsi in italiano e matematica). I ragazzi, comunque, i meno colpevoli, anzi incolpevoli su tutta la linea, volendo rammentare lo stop and go in materia di provvedimenti anticovid e registrando una volta per tutte che al momento poco più di metà della popolazione italiana è vaccinata. S’è detto più volte (pronto a fornirvi tutte le “importanti” dichiarazioni ( con date, nome, carica e contesto), ricondotte al fatto che “entro settembre” tutti sarebbero stati vaccinati. Previsione abbondantemente sbagliata (sapendo di farlo). E oggi, tutti noi infilati in un cul de sac, senza sapere come realmente comportarci.
Mi sono un po’ dilungato, per darvi in diretta lo stato della situazione. Che si applica a tante altre e che non presentano certo soluzioni a portata di mano. E torniamo alle regole, trattate forse con pedanteria. Ma che per tanti non valgono e le infrangono sapendo che stanno per infrangerle. Una, due, tre, quattro, ci nque, sei, sette volte (numero esoterico), fintantoché non interviene il “gendarme” di turno che eleva contravvenzione su supporto cartaceo. Ma c’è bisogno di tutto questo? Sì (per loro!), poichè si tratta di rischio calcolato: nel momento in cui saranno “scoperti”, avranno accumulato abbastanza da considerare la multa e persino la chiusura un buffetto estivo.
Un caso di scuola (da portfolio di una qualsiasi amministrazione), avvenne qualche tempo fa a Lecce, con ben quattro bar (praticamente quelli che insistevano su Piazza Sant’Oronzo). “Avevano deciso”, di allargare significativamente l’area destinata ad occupazione di suolo pubblico. Ombrelloni, sedie e tavolini. Pensate che non lo sapessero? Non potevano certo accampare scuse, tenendo conto del fatto che a quel tempo il covid non c’era). I gendarmi vennero a sapere ( e, per quello che si diceva, la prima volta si limitarono a invitare, a dissuadere, insomma a chiedere di mettersi immediatamente in regola). Credete che non lo sapessero? Lo sapevano, eccome! Uno di questi bar rinsavì (metonimia) e si mise a posto., A distanza di tempo, il gendarme fece ritorno dagli altri tre che avevano fatto orecchie da mercante; elevò contravvenzione e andò via. I tre bar fecero una pernacchia e forse continuarono ad operare. Per farla breve (e per quello che mi è stato poi raccontato), i tre reprobi, chissà quando, pagarono la multa dall’importo risibile rispetto a quanto avevano guadagnato. Guadagnato, si aggiunge, in situazione di aperta e ostentata illegalità.
Illegalità che si scopre a ogni latitudine. E, in non pochi casi, ugualmente ostentata. Con meccanismi che sono abbondantemente oleati e non fanno correre soverchi pericoli. Per loro le regole valgono e non valgono. Nei casi particolarmente sfortunati il reprobo, esemplificando, titolare di struttura turistica, e sanzionato per una qualche grave irregolarità, penserà di ricorrere al Tar per una sospensiva che, pare, non sia difficile ottenere. Senza capire che in questo modo salta il banco e si può alterare il meccanismo della libera concorrenza. Che corre non pochi rischi. E’ quello che da anni sta avvenendo nel settore turistico pugliese e salentino in particolare, oggi aggravato da presenza criminale, come si è scoperto in merito ad acquisizioni e investimenti subito mostratisi sospetti. Non voglio impressionarvi, ma su questo argomento le Autorità tutte hanno stilato corposi rapporti e tutti allarmanti.
E, dunque? Qui si corrono grossi pericoli, rispetto a quali non sempre basta l’argine delle amministrazioni. Anzi, crescono pericolosamente i casi in cui si registra l’infiltrazione mafiosa, tanto da essere stati costretti a intervenire, con lo scioglimento di assise comunali. Ecco perché, osservare le regole conviene e anche perché non ci debbono essere, detto all’ingrosso, furbi e allocchi. Di qui, si ripete, la grande responsabilità di amministrazioni a tutti i livelli. Se si tratta di quella nostra comunale, Mellone e compagni non possono far finta di nulla e non possono strizzare l’occhio o “fare ammuina”. Perché poi, un istante dopo, il cittadino potrebbe comprendere a che gioco si sta giocando e agire di conseguenza. Per fare un paio di esempi, l’occupazione “manu militari” del suolo pubblico richiede precise risposte e assunzione di responsabilità, come anche si chiede se una “piazza pubblica” (quella di Santa Maria al Bagno), possa essere “ceduta” alla ristorazione, scatenando proteste. Revival di feudalità.
Torniamo ”a bomba” del problema. Se è vero (è vero!) che, a causa del mancato rispetto di norme anti covid, un bar di Santa Caterina è stato multato e chiuso per qualche giorno, se è vero (è vero!) che, per la stessa ragione, un lido è stato multato e chiuso per qualche giorno, si tratta di brutto segno, per attività che sono sorte con tutte le buone intenzioni. E, come si dice, tutto questo fa “cattiva immagine”, sempre che la cosa interessi. Ma si fa presto a correre ai ripari. E, facendo ammenda, atto di contrizione e anche apostolato. Cominciando dalla “Regola”. Chissà se quella francescana o benedettina ha qualcosa da dire sull’argomento!
LUIGI NANNI