NARDO' - Nella “Giornata della Memoria“ del 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, è importante ricordare oltre la Shoah, tanti cittadini Internati Militari Italiani (IMI) che hanno subito la deportazione, la prigionia e la morte.
Oltre al doveroso riconoscimento agli IMI in questa importante giornata, finalmente è stata istituita per il giorno 20 settembre di ogni anno la “Giornata degli Internati Militari Italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda Guerra Mondiale“ per recuperare un ritardo che c’è stato su questa memoria che è stata poco al centro dell’attenzione delle istituzioni ma che è dentro un quadro complessivo che vede l’unità di chi, in modi doversi, scelse di combattere il nazismo e il fascismo e di battersi per la libertà per il nostro paese.
Tanti militari nostri concittadini e della nostra Provincia per la fedeltà ad essere soldato e per aver agito con dignità e forza d’animo allo sfacelo delle forze armate dopo l’8 Settembre hanno subito la triste sorte di essere rinchiusi nei campi di sterminio e lavoro nazisti e tanti pagarono anche con la vita quell’esperienza facendo una scelta di resistenza, di antifascismo, di ripudio, di rifiuto di collaborare con i nazifascisti e i repubblichini.
La loro Resistenza non armata e silenziosa è stata altrettanto importante di quella armata che agiva in Italia ed è una pagina di Resistenza, una pagina di Antifascismo, un apporto fondamentale alla nostra Costituzione e Repubblica che deve essere riconosciuto e valorizzato sempre di più.
Grazie all’iniziativa di un gruppo di famigliari degli IMI di Nardò e della nostra Provincia e all’impegno dell’ex Assessore ai Musei Giulia Puglia, le memorie e le testimonianze di questi nostri cari sono stati accolti nel Museo della Memoria e dell’Accoglienza di Santa Maria al Bagno con l’obiettivo di restituire un pezzo di memoria a questi uomini che fecero una scelta non facile e di trasmettere un messaggio di pace soprattutto alle nuove generazioni.
Ritengo che la memoria non deve essere un fardello ma un impegno di vita, di bellezza, di creatività, partecipazione e responsabilità, deve aiutare a prevenire il ripetersi di atrocità storiche e rafforzare i valori della pace, democrazia e rispetto dei diritti umani. La memoria deve essere un ponte tra passato, presente e futuro ed è indispensabile per aiutare i giovani a comprendere il mondo che li circonda e a prendere decisioni informate connettendosi con le radici e sviluppando un senso di appartenenza.
Oggi il panorama globale è segnato da tanti nuovi atroci conflitti, violazione dei diritti umani e fenomeni di marginalizzazione. Il razzismo, la xenofobia e la violenza sistematica non appartengono al solo passato e sono una realtà con cui dobbiamo confrontarci quotidianamente.
La memoria non deve essere solo un archivio di fatti passati, ma una eredità attiva che richiede di essere elaborata e trasformata in azione per superare l’indifferenza e stimolare una coscienza critica.
L’educazione alla memoria non si deve limitare a un esercizio intellettuale o a una elaborazione simbolica di conoscenze ma deve trasformarsi in una esperienza di consapevolezza, impegno sociale e una trasformazione del modo di guardare e agire nel mondo.
L’odio, la violenza e l’indifferenza possono essere contrastati solo attraverso la consapevolezza, la conoscenza e l’istruzione.
Se noi tutti oggi possiamo godere dei valori di libertà, democrazia, pace, beni inestimabili e necessari da difendere, il merito è anche del forte e coraggioso NO individuale e corale che tanti IMI opposero agli invasori tedeschi.
Pantaleone Pagliula