NARDO' - Negli incontri e nei messaggi di questi ultimi mesi di tanti giovani incontrati in questi ultimi anni non vi è solo l’ansia e la paura per la prova da affrontare negli esami di maturità ma anche una domanda di come sarà il loro domani, la loro vita, nella consapevolezza di un futuro che non appare più come una promessa ma come una minaccia.
In un mondo segnato da “una terza guerra mondiale a pezzi“, da divisioni che lacerano il tessuto sociale e da tanto odio che corre veloce sui fili digitali, la tentazione di chiudersi in noi stessi è forte e la sfiducia non riguarda solo la poca credibilità nelle istituzioni ma anche la nostra stessa possibilità di incidere sulla realtà.
I giovani manifestano una grande volontà di imparare molte cose nuove , di aprire la loro mente , di conoscere il mondo , di impegnarsi a costruire un lavoro e una vita che li renda felici ma non nascondono la loro condizione di emergenza denunciando la insufficienza , la mancanza di idee, di progetti della classe politica italiana che affronta il “ problema giovani “ con malcelata sufficienza pensando in fondo che le difficoltà per i giovani italiani siano state, sono e saranno sempre le stesse nei decenni.
Qualcuno persino pensa che la Generazione Z sia refrattaria al lavoro e all’impegno e non vogliono capire che i nostri giovani stanno vivendo una condizione di emergenza misurabile, rispetto ai coetanei europei sul fronte dei redditi annuali e le pensioni future e sulla quasi mancanza di opportunità e strumenti economici e legislativi di supporto.
Ho letto la recente denuncia del Governatore della Banca d’Italia Panetta che dice, con il supporto di dati, che un giovane laureato in Germania guadagna mediamente l’80% in più rispetto a un italiano e in Francia oltre il 30 % e penso a quanto è penalizzato il nostro giovane diplomato e laureato nel periodo, che solitamente può durare anni, prima di arrivare a una retribuzione dignitosa in un tragitto lasciato da solo dalle istituzioni che non si occupano di orientare adeguatamente nella scelta del percorso formativo e della scelta dell’Università.
Tenendo conto di questo non dobbiamo sorprenderci se la fuga dei giovani italiani all’estero è ripresa negli ultimi anni con forza e velocità impressionante. Sono 630.000 giovani italiani dai 18 ai 34 anni, per la maggior parte laureati, che tra il 2011 e 2024 hanno lasciato l’Italia per emigrare all’estero con un danno alle loro famiglie e al nostro sistema economico stimato in 14 miliardi. Un danno che non viene compensato dall’arrivo in Italia di giovani laureati stranieri con un simile livello di qualificazione.
Molti giovani si sentono in trappola e preferiscono andarsene da un Paese che non trova i fondi per creare per loro un opportuno avvio e una serie di opportunità professionali legate a un livello adeguato di formazione e li costringe per anni a subire inutili stages, tirocini, collaborazioni precarie e sottopagate che li costringono a stare sotto il peso delle loro famiglie.
I giovani hanno un grande entusiasmo e voglia di lavorare ma hanno bisogno di concretezza, di capire dove vuole arrivare l’Europa e l’Italia e di un Piano Straordinario che orienti a loro favore gran parte delle risorse disponibili.
Hanno bisogno di istituzioni pubbliche a tutti i livelli che organizzano in modo innovativo ed efficiente la loro “ presa in carico “ nei momenti cruciali delle loro scelte accompagnandoli negli studi e nel loro ingresso nel mondo del lavoro. Le strutture pubbliche devono uscire dal loro isolamento e affiancare soggetti pubblici e privati che praticano quotidianamente il mercato.
Per liberare i giovani italiani dalle loro trappole e dall’isolamento servono politiche serie, scelte coraggiose, visto che i nostri giovani sono la generazione meno numerosa del Paese ma vitale per il nostro futuro e per quello dell’Italia e dell’Europa. Anche quando i giovani manifestano scoramento e incertezza non rinunciano a guardare avanti, non si rinchiudono nel loro cinismo e mantengono sempre aperta la loro domanda.
Quando li chiedo se vedono un futuro di pace vanno oltre il loro piano individuale e lo immaginano come spazio comunitario e umano, parlano di comprensione, cooperazione, rispetto reciproco e in una epoca connotata da narcisismo e individualismo questa loro attenzione è particolarmente significativa.
Ci dicono che il futuro deve essere necessariamente civile e pacifico sia tra le nazioni quanto tra le nostre relazioni quotidiane.
Vogliono che la Pace non sia una parola astratta e vuota ma una possibilità concreta di vivere senza guerre e odio e hanno una forte volontà di difendere il loro legame sociale. Osservano un mondo che trasmette a loro ansia, precarietà, indifferenza, sfiducia e vedono noi adulti talora stanchi, ripiegati in un presente senza slancio, piatto, caratterizzato negativamente, da continui punti di emergenza e senza orizzonti positivi da guardare.
Ci chiedono di essere adulti e non vittime di un presente chiuso in una gabbia condannato a perpetrarsi nel tempo, che non oscillano tra tentazioni depressive che vedono solo un futuro nero e certe volte punteggiato da episodici e insensati slanci di ottimismo ingenuo e inconcludente. Hanno bisogno di essere accompagnati da adulti che non rinunciano al loro domani e ci obbligano a chiederci se stiamo ancora vivendo la prospettiva di un domani e se stiamo cercando di amministrare la nostra esistenza.
Cari giovani, questo esame di maturità è solo una porta per il vostro futuro. Abbiate fiducia in voi stessi e aprite con audacia le porte a un futuro che voi amate e sognate. Come dice Goethe “L’audacia reca in sé genialità, magia e forza. Cominciate ora“.
Pantaleone Pagliula