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INDIGNAZIONE FORTISSIMA - Lettera aperta al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro

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NARDÒ - "Caro" Decaro, scrivo, ancora una volta, per esprimerti tutta la mia indignazione. Sei e siete senza vergogna, sapete blaterare e basta. Solo comunicati, selfie e megalomanie. Troppo spesso assistiamo a lunghi annunci, promesse e, discorsi retorici a cui, purtroppo, non seguono fatti concreti. I cittadini sono stanchi delle parole e della propaganda: ciò che serve davvero sono risposte tangibili ai problemi quotidiani e azioni reali sul territorio. La distanza tra il vostro racconto politico e la realtà vissuta dalle persone è diventata ormai inaccettabile.

Questa è una sanità da schifo. Vi dovreste vergognare, tutti nessuno escluso. Per un cardiopatico, c'è la mancanza di disponibilità per un esame salvavita e delicato come una TAC toracica per lo studio dell'aorta e questo è inaccettabile. Le lunghe liste d'attesa della sanità pubblica di questa regione, mettono a dura prova la pazienza e la salute dei cittadini. Ti scrivo
perché sono mosso da una profonda indignazione.

La parola che meglio descrive l'operato della classe politica che rappresenti è una sola: ipocrisia. Tu e gli altri ci avete venduto l’immagine di una gestione impeccabile, vicina ai bisogni dei cittadini e inflessibile contro ogni forma di opacità. La realtà dei fatti, però, si sta rivelando tristemente diversa. Dietro le quinte delle passerelle mediatiche e dei sorrisi rassicuranti emerge un sistema che sembra pensare a tutto, tranne che al bene comune.

I cittadini non hanno l'anello al naso. Sono è siamo stanchi di vedere l'indignazione a comando, usata solo come arma politica contro chi non è d'accordo con voi, mentre si chiudono gli occhi di fronte alle colpe della propria parte. Il tempo della propaganda è finito. Le responsabilità politiche di questo declino morale restano, e nessun vittimismo o difesa d'ufficio potrà cancellarle. I cittadini meritano rispetto, coerenza e, soprattutto, la verità. Quando si parla di salute e di prevenzione salvavita, la tempestività non deve essere un'opzione, ma un diritto primario, e scontrarsi con le liste d'attesa bloccate o la mancanza di disponibilità fa sentire cittadini e pazienti abbandonati dalle istituzioni.

Inoltre, non raccontateci la barzelletta che esistono strumenti legali e canali specifici per forzare i tempi d'attesa o richiedere l'esame in tempi rapidi. Tipo ricette con priorità:
U (Urgente): da eseguire entro 3 giorni (72 ore).
B (Breve): da eseguire entro 10 giorni.
D (Differibile): da eseguire entro 30 giorni per le visite e 60 giorni per gli esami diagnostici (come la TAC).
P (Programmabile): entro 120 giorni.

Tanto meno serve inviare un reclamo formale all'URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico) per contestare il disservizio, pretendendo il rispetto dei tempi massimi previsti dalla legge. Alla data odierna c'è la mancanza totale di disponibilità per un esame salvavita e delicato come una TAC toracica per lo studio dell'aorta e quando e se ci sarà, un paziente dovrà sobbarcarsi chilometri e chilometri.

Vergognati, vergognatevi!!! Scrivo queste parole con il peso della delusione di chi vi osserva. La misura è colma. La narrazione di una gestione impeccabile e vicina ai cittadini si scontra quotidianamente con una realtà fatta di delusioni piuttosto che fare il bene comune. I cittadini, e non sono pochi, sono stanchi delle passerelle mediatiche, dei post social studiati a tavolino e della retorica del cambiamento, quando i problemi strutturali del territorio rimangono irrisolti o gestiti con superficialità. Salire di livello nelle istituzioni non cancella le responsabilità di fronte a una comunità che vi aveva dato fiducia e che oggi si sente tradita. È arrivato il momento di smetterla con la propaganda e di rispondere concretamente delle proprie azioni.

Mino Mazzeo