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CALDO ESTREMO CHE STIAMO VIVENDO E LA NOSTRA IMPRONTA SUL CLIMA -

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NARDO' - Fino a ieri il riscaldamento globale e la catastrofe ecologica erano annunci provenienti dalla comunità scientifica, adesso questi fatti li stiamo vivendo giorno dopo giorno sul nostro umore e sulla nostra pelle arrossata e sudata.Immagine uomo e clima

I ghiacciai alpini si sciolgono, il fiume Po sta affrontando una fase di grave siccità e magra estrema, i laghetti di montagna pullulano di alghe verdastre, il mare Mediterraneo si sta tropicalizzando, boschi di mezza Europa in fiamme, danni all’agricoltura che si stimano in miliardi, aumento della mortalità dovuta alle ondate di calore.

In Nepal per il cambiamento del clima si sono staccati milioni di metri cubi di neve da una montagna che generando onde gigantesche hanno spazzato villaggi interi causando centinaia di morti e migliaia di dispersi.

Leggo che il caldo estremo costa all’Italia una manovra di bilancio, l’Europa sta bruciando in questa estate 180 Miliardi di Euro e le vittime sono arrivate a 35 mila.

Una lista lunghissima di eventi estremi di fronte a una nostra inerzia, passività, mancanza di consapevolezza, incapacità di reagire che ci porta a volte a una sensazione di vuoto e tristezza.

Contemporaneamente assistiamo a una scarsa reazione da parte della politica che continua a pensare a breve termine, mentre il cambiamento climatico ha bisogno di una strategia a lungo termine e persino i movimenti ecologisti sono in una fase di emarginazione storica proprio quando quello che sta accadendo dà loro ragione.

A sinistra, dove l’ecologia dovrebbe essere in cima ai programmi elettorali, il campo largo è dominato dalla penosa contesa per la leadership alle prossime elezioni, a destra regna il silenzio, l’inerzia e nei comunicati ufficiali del governo, non viene dedicata una sola riga alla crisi climatica e nessuna azione di contrasto viene intrapresa o promessa.

Noi ci limitiamo a maledire il caldo con un filo di voce e continuiamo a guardare da lontano, come in un film, decine di guerre che seminano ogni giorno centinaia di morti e una devastazione ecologica profonda e duratura.

Eppure ancora in tanti continuano a ripetere che il clima cambia, ma l’uomo non c’entra. Sarà il Sole, saranno i vulcani o qualche ciclo naturale. Qualunque cosa, purché non siamo noi.

Fortunatamente la scienza si lascia impressionare poco dalle dichiarazioni e molto dalle tracce, e nel caso dei cambiamenti climatici, le tracce concrete sono sotto i nostri occhi, li sentiamo sulla nostra pelle, sono nell’ atmosfera, negli oceani, nei ghiacciai, perfino negli atomi di carbonio e raccontano la stessa storia: il riscaldamento globale dipende principalmente dalle attività umane.

La prima traccia è l’anidride carbonica. Prima della rivoluzione industriale la sua concentrazione nell’ atmosfera era di circa 280 parti per milione, oggi ha superato le 420 con un aumento del cinquanta percento.

L’altra traccia è che bruciando combustibili fossili, il carbonio si combina con l’ossigeno e produceCO2 che, con gli altri gas serra, causano l’aumento progressivo della temperatura media della terra, mentre contemporaneamente diminuisce l’ossigeno atmosferico, essenziale per la vita di tutti gli organismi aerobici,

I negazionisti danno la colpa al Sole trascurando il fatto che la sua attività non mostra un aumento capace di spiegare il riscaldamento del Pianeta e poi perché, la troposfera si riscalda mentre la stratosfera si raffredda? Il sole non compare di notte mentre molte aree della Terra si scaldano più rapidamente che durante il giorno.

E poi tante altre tracce, fatti concreti, che dimostrano una realtà ormai nota: la temperatura della Terra sta aumentando a causa dell’effetto serra potenziato dalle attività umane che rilasciano grandi quantità di gas climalteranti nell’atmosfera.

Il negazionismo prima sosteneva che il pianeta non si scaldasse, poi ha ammesso il riscaldamento negandone l’origine umana, ora minimizza i danni o sostiene che sia troppo tardi e quindi meglio non fare nulla. Il dubbio scientifico pone domande ed è disposto a cambiare idea davanti alle prove mentre Il negazionismo cambia le prove pur di non cambiare idea.

Possiamo discutere delle politiche, dei costi e della distribuzione degli sforzi per frenare il cambiamento climatico ma dobbiamo avere la consapevolezza che una parte importante del futuro dipende ancora da noi e che limitare i cambiamenti del clima significa mantenere stabile l’ambiente fisico e l’ecosistema su cui si basa la qualità della nostra vita.

Perché non iniziamo a riflettere anche sui nostri gesti quotidiani invece che lasciarci travolgere dalla pigrizia, dall’indifferenza e dal conformismo ai messaggi pubblicitari che ci vogliono ingordi consumatori e di conseguenza grandi produttori di rifiuti e gas serra?

Tenendo conto che ogni attività ha un impatto sull’ambiente e sul clima, è proprio necessaria, se ne può fare a meno o forse è sostituibile con un'altra meno impattante? Ci ha dato davvero piacere? L’abbiamo compiuta per noi stessi o per condizionamento sociale?

Cerchiamo di prestare attenzione ai segnali che provengono dall’ambiente, base indispensabile della nostra vita e prendiamo consapevolezza dei limiti imposti dalle leggi fisiche al mondo reale cominciando a maturare una profonda avversione allo spreco.

Una cosa è certa: siamo noi la causa principale del riscaldamento del nostro Pianeta che rende più probabile e più intenso anche il gran caldo di questi giorni. Ci sono le nostre impronte, il nostro carbonio e perfino lo scontrino del distributore.

Pantaleone Pagliula