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IL PARCO DELLA RIMEMBRANZA - Come si chiamava prima "La villa" e perché

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A Nardò, il Parco della Rimembranza venne realizzato nell’area oggi corrispondente a via XX Settembre, nello spazio centrale compreso tra le due carreggiate. Adiacente al centro storico e tradizionalmente noto ai neretini come “La Villa”, il parco rappresentò per decenni uno dei principali luoghi di aggregazione della città, diventando progressivamente un punto di riferimento per il passeggio e la vita sociale della comunità.WhatsApp Image 2026 09 05 at 09.45.52

L’origine del parco si inserisce nel più ampio progetto nazionale dei Parchi e Viali della Rimembranza, nato nel primo dopoguerra con l’obiettivo di onorare i caduti della Prima guerra mondiale e formalizzato dalla Circolare n. 73 del 27 dicembre 1922, emanata dal Sottosegretario alla Pubblica Istruzione Dario Lupi di Soragna.

L’idea era semplice, ma di grande forza simbolica: piantare un albero per ogni soldato caduto o disperso, trasformando il viale in un monumento vivente alla memoria collettiva. A Nardò l’iniziativa trovò il sostegno dell’Associazione Combattenti e Reduci, con sede in Piazza Salandra, accanto all’allora Municipio. L’associazione si fece promotrice sia della realizzazione della lapide commemorativa dedicata ai Caduti della Grande Guerra, sia della creazione del Parco della Rimembranza.

L’inaugurazione avvenne il 4 ottobre 1923. Il viale era fiancheggiato da pini, ciascuno dei quali era dedicato a un militare neretino caduto durante la Prima guerra mondiale. Ogni albero era contrassegnato da una targhetta con il nome, il cognome, il grado militare e la data di morte del soldato commemorato. Il viale divenne così un luogo della memoria, in cui il ricordo dei singoli caduti si trasformava in patrimonio collettivo dell’intera comunità.

Durante la Prima guerra mondiale, a Nardò furono arruolati circa 2.811 uomini, di età compresa tra i 18 e i 41 anni, su una popolazione di circa 16.000 abitanti. La stragrande maggioranza degli arruolati, oltre il 95%, era costituita da lavoratori del settore agricolo, mentre la restante parte proveniva dall’artigianato, dal commercio e dalla borghesia. I militari neretini prestarono servizio in quasi tutti i Corpi e le Armi del Regio Esercito, con una presenza particolarmente significativa nella Fanteria.

Le più recenti ricostruzioni storiche hanno consentito di identificare 283 militari neretini caduti, un numero significativamente superiore a quello riportato nelle commemorazioni ufficiali dell’epoca. Nell’Albo d’Oro risultano infatti 242 nominativi, mentre sulla lapide cittadina ne sono incisi 192. Tale discrepanza può essere ricondotta sia ai criteri adottati nella compilazione degli elenchi ufficiali, conformi alle disposizioni del Ministero della Guerra, sia alle inevitabili lacune e imprecisioni dovute alla limitatezza delle informazioni disponibili all’epoca. È pertanto plausibile ritenere che gli alberi messi a dimora nel Parco della Rimembranza corrispondessero al numero dei caduti ufficialmente riconosciuti nel 1923, e non a quello, più elevato, emerso dalle successive ricerche archivistiche.

Per quanto riguarda le specie arboree, nei Viali e nei Parchi della Rimembranza dell’Italia meridionale venivano generalmente privilegiate quelle in grado di adattarsi alle condizioni climatiche locali, quali cipressi, pini e lecci. A Nardò, in particolare, furono messi a dimora pini d’Aleppo, specie tipica dell’ambiente mediterraneo, particolarmente apprezzata per la sua capacità di resistere alla siccità, alle elevate temperature e ai terreni aridi. La scelta di questa essenza era dunque coerente con le caratteristiche ambientali del territorio e con la necessità di preservare nel tempo gli alberi posti a memoria dei caduti.

Nel corso del Novecento, tuttavia, tutti gli alberi originari furono rimossi e sostituiti. Anche le targhette commemorative, elemento essenziale del progetto originario, scomparvero progressivamente. Nonostante tali trasformazioni, il valore simbolico del viale è rimasto immutato: esso continua a rappresentare la memoria dei caduti neretini della Prima guerra mondiale e costituisce una significativa testimonianza di quella fase della cultura della memoria, quando lo stesso paesaggio urbano era concepito come un monumento vivente.

Per la comunità neretina, la Villa non ha rappresentato soltanto uno spazio della memoria, ma anche uno dei principali luoghi della vita cittadina. Divenne il vero e proprio “salotto verde” di Nardò, scenario del tradizionale rito delle “vasche” e luogo privilegiato per il passeggio, soprattutto tra il tardo pomeriggio e la sera. Il viale si animava soprattutto la domenica, nella tarda mattinata, quando, al termine della Messa in Cattedrale, numerosi cittadini vi si riversavano, trasformandolo in un naturale punto di ritrovo.

A completare questo quadro contribuivano anche alcuni elementi che caratterizzavano il paesaggio della Villa e ne rafforzavano il valore identitario. Nei pressi dell’ex Scuola Media sorgeva, infatti, una fontana sormontata da una “capasa” in terracotta, elemento caratteristico del paesaggio urbano neretino, che nel corso degli anni fu più volte danneggiata e successivamente rimossa, restando assente per alcuni decenni. Nel 2022, grazie agli interventi di recupero, la “capasa” è stata ricollocata al centro della fontana, restituendo al viale un dettaglio profondamente legato alla memoria della città.

La centralità della Villa nella vita cittadina si rifletteva, inoltre, negli spazi circostanti. Nei giorni di mercato, infatti, la sua vita si intrecciava con quella della vicina Piazza Osanna, animata dalle bancarelle e dal continuo passaggio di cittadini. I due luoghi finivano così per costituire un unico, ampio spazio urbano, nel quale passeggio, commercio e incontro si fondevano, facendo della Villa uno dei principali centri della vita sociale neretina.

È proprio in questo intreccio tra memoria e quotidianità che risiede il significato più profondo della Villa: uno spazio capace di custodire il ricordo del passato e, nello stesso tempo, di rimanere parte integrante della vita della comunità. Oggi, il Parco della Rimembranza conserva questa duplice identità, unendo la propria funzione commemorativa al suo carattere di luogo profondamente identitario per i neretini. Memoria storica, paesaggio urbano e vita quotidiana continuano così a convivere, facendo del viale un patrimonio collettivo della città, nel quale il passato rimane parte viva del presente.

Mariella Adamo

Fonte: Enrico Carmine Ciarfera, Mario Mennonna, Quanto ti ho amata, Italia mia! I Neretini nella Grande Guerra (1915-1918), Congedo Editore, collana “Nardò”, Galatina, 2017.