La crisi climatica e l’adeguamento degli immobili adibiti alla didattica e alla ricerca nelle nostre scuole.
Purtroppo il 92,58% delle strutture scolastiche in Italia non dispone di sistemi di raffrescamento o ventilazione e solo 1 istituto su 13 dispone di sistemi di raffrescamento o ventilazione, pari al 7,42% del totale degli 4.457 istituti in tutta la penisola.
Se l’istruzione è un diritto per tutti, anche le strutture che accolgono gli studenti devono contribuire a garantirlo, considerando anche la sostenibilità della permanenza negli spazi scolastici in relazione all’aumento delle temperature come conseguenza del cambiamento climatico.
L’ Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia «come la maggior parte delle nostre infrastrutture scolastiche, progettate alla luce della chiusura estiva, non sono idonee per resistere alle attuali temperature, diventando trappole di calore.
Questo problema non si può più ignorare tenendo conto che negli ultimi anni con l’aumento delle temperature, le cose sono cambiate anche nei mesi di maggio e settembre e nelle aperture delle scuole nei centri estivi e anticipi in molti comuni.
Per cui è fondamentale considerare azioni di raffrescamento e deumidificazione con l’installazione di sistemi di climatizzazione come i classici split, gli idronici che utilizzano l’acqua per la climatizzazione e i cosiddetti VRF, impianti a flusso variabile del refrigerante, in grado di regolare il raffrescamento in base alle necessità dei vari spazi.
Oltre a questo sarebbe necessario anche un approccio sistemico alla climatizzazione tramite un adeguato isolamento termico dell’involucro edilizio e l’utilizzo di pompe di calore con fotovoltaico e ventilazione meccanica controllata (VMC) essenziali per evitare la dispersione di energia, contenere i consumi e per rientrare dall’investimento.
Del resto è proprio la VMC, un impianto che ricambia e filtra continuamente l’aria in un ambiente chiuso, espellendo l’aria viziata e immettendo aria nuova, ad essere oggetto della norma UNI 12016 del 2026 riguardante la ventilazione degli edifici scolastici di ogni ordine e grado, già in vigore dal maggio 2026.
La norma è una risposta agli ambienti affollati dove spesso ci sono problemi di smaltimento dei picchi di CO2, efficienza energetica, confort termico e dispersione costante di calore
Oltre a questo mi preme evidenziare il fatto che in molte scuole vi è una buona disponibilità di spazi intorno ai fabbricati che non è utilizzata e che potrebbe essere rivitalizzata e attrezzata adeguatamente con piante che, grazie alla loro ombra e all’evapotraspirazione, abbassano dai 3°C ai 5°C la temperatura e migliorano la qualità della didattica e la sicurezza nelle scuole.
E’ risaputo che giardini e spazi verdi intorno alle scuole, oltre a migliorare l’ambiente scolastico, favoriscono il benessere fisico e mentale degli studenti, supportano lo sviluppo cognitivo e contribuiscono a ridurre lo stress l’ansia e migliorano il loro benessere fisico, psichico e relazionale.
Da anni, frequento molte scuole e vedo la mancanza quasi assoluta di piante anche nelle aule e nei corridoi.
Ho ripetutamente proposto agli studenti e alla comunità scolastica di portare e adottare piante dentro gli spazi educativi stimolandoli ad avere la consapevolezza che questa iniziativa può essere un’azione che permette subito di ottenere un grande beneficio che oltre ad abbellire lo spazio favorisce il loro percorso educativo e didattico.
Avere, conoscere e curare una pianta in classe oltre a fare sviluppare maggiore sensibilità verso l’ambiente e la sostenibilità, può fare capire quanto sia importante ridurre la concentrazione di CO2, componente che causa il mal di testa e provoca un calo della concentrazione, migliora sensibilmente la qualità dell’aria, l’ossigenazione del sangue e rende le mattinate scolastiche più rasserenanti, favorendo una migliore attenzione e un maggiore rendimento per l’apprendimento.
Purtroppo leggo che l’ultima legge di bilancio del Governo Meloni ha tagliato fondi per l’edilizia scolastica di 98,5 milioni di euro nel 2026, compresi quelli che servono a sostenere la transizione ecologica degli immobili adibiti alla didattica e alla ricerca, dentro una manovra che complessivamente ha sottratto oltre 600 milioni al bilancio dell’Istruzione nel prossimo triennio.
Pantaleone Pagliula