NARDÒ - Per una settimana ho avuto la macchina in assistenza ed il tragitto casa-lavoro l’ho dovuto forzatamente percorrere a piedi attraversando le vie del centro storico per accorciarne la distanza.
Sulla mia strada ho incontrato tanti anziani. Chi seduto su di una panchina, chi su una sedia posizionata fuori l’uscio di casa, chi ancora all’esterno dei pochi rimasti circoli ricreativi dedicati.
Da lontano vedevo molti di loro soli e con lo sguardo ricurvo ma, al mio passaggio, improvvisamente sollevare il capo alla ricerca di compagnia e di ascolto.
Non riuscivo ad anticipare il loro sorridente “buongiorno” ogni volta che, passandoli accanto, il nostro sguardo si incrociava. Eppure non mi conoscevano. Eppure, al massimo e per rispetto, doveva avvenire il contrario.
Quanta storia di vita nei loro occhi, quanto duro lavoro stampato sulle loro mani e sulle vissute braccia. Quanta discreta dignità.
Alcuni mi riconoscevano, conoscevano mio padre, avevano frequentato lo stesso circolo ricreativo. Per loro ero il figlio dí Donato e, subito per istinto, partiva la narrazione di un racconto, il ricordo di un momento.
Ripercorrere per qualche minuto i ricordi vissuti e’ stato, per Loro, dimenticare un po’ la solitudine e, per Me, puro arricchimento dell’anima.
Il saluto con una stretta di mano ed il distacco mi ha lasciato,però, un forte interrogativo: Quanto è accogliente la nostra città in favore di chi invecchia? Quanti luoghi di aggregazione, servizi di prossimità siamo stati in grado di assicurare? Pochi. Molto pochi.
Estenderò queste mie domande a chi, come me, si sta impegnando ad amministrare Nardò esortandoli a costruire Insieme una città che si prenda cura dei più anziani, creando una comunità capace di accompagnare questa preziosa fase della vita. Sia pure con piccoli gesti fatti di ascolto, dialogo, incontri intergenerazionali, dí arricchimento reciproco.
Continuerò ancora a percorrere a piedi la strada che divide il mio consueto tragitto invitando, chi si vorrà aggregare, a vivere, di persona, la bellezza di questi preziosi incontri.
Magari il “risveglio” di un deciso e ritrovato senso di comunità, di cui avremmo tanto bisogno, ci aiuterà a costruire una Città che aggreghi e socializzi, guardi con maggiore ottimismo al Futuro facendoci sentire un po’ tutti meno soli ed umanamente vicini.
Tommaso De Vitis (Avvocato)