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Turismo a Nardò: una delega da reimpostare

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Nanni Orco2 web

DISCORSO O DIALOGO (SERIO) INTORNO AL NOSTRO TURISMO

BASSA STAGIONE, IL TURISMO DI UN DIO MINORE / DELEGA DA “REIMPOSTARE”

Saranno le statistiche (quelle vere e non inventate, che parlano di persone in carne e ossa) a dirci com’è andato il turismo di casa nostra nel periodo, chiamiamolo così, di bassa stagione. Riferito ai mesi di marzo aprile e maggio (per l’altro turismo, quello “marino”, avremo modo di occuparcene più in là).
Credo, comunque, che non vi sia nemmeno tanto bisogno di affidarci a dati ufficiali per capire che il turismo a Nardò e territorio è stato poca cosa nei confronti di aree vicine (Gallipoli, Otranto, Carovigno, Martina Franca) e bisognerà chiedersi come mai non si riesca a intercettare flussi di italiani e stranieri. Bastava essere stati presenti qualche giorno in queste località e nei periodi succitati ( chi scrive, in quanto guida regionale, ha accompagnato per diversi giorni gruppi di turisti organizzati), per rendersi conto dell’assoluta “sproporzione” tra le centinaia (e migliaia) di turisti là presenti e l’esiguità delle presenze a casa nostra. Tanto da pensare per un istante a una sorta di ingiustizia divina.

Nonostante (preposizione mai tanto abusata, vicino all’autoflagellazione), Nardò sia considerata una delle capitali del cosiddetto “Barocco Minore”, dove per “minore” non s’intende un minus habens, ma un criterio di rapporto con più grandi città (Roma, Torino, Napoli) dove questa famosa architettura si è affermata. E nonostante si abbiano oltre 20 km di costa e la meraviglia del Parco Naturale di Portoselvaggio. Scanserò l’insidia di chi vuol portare il discorso su temi complessi e vacui per riportare il tutto a una semplice considerazione. Se ce l’hanno fatta altri, possiamo farcela anche noi. O no? E come?

E’ indubbio che Nardò (basta consultare un po’ di guide) non esercita (a torto) l’appeal delle località menzionate, non ha un numero di posti- letto sufficiente ad assicurare pernottamenti. Non conosce il turismo scolastico (che, per l’appunto, si sviluppa proprio da marzo a maggio), improponibile al momento quello congressuale,, letteralmente assente da Nardò. Nonostante. Con grave danno per operatori turistici e commerciali che si dannano l’anima e che certo, trarrebbero beneficio da presenze così importanti. E’ evidente che non c’è una sorta di conventio ad excludendum di Nardò dalla grande partita del turismo, ma è indubbio che bisogna cambiare passo e non fermarsi all’ordinarissima amministrazione di un settore dinamico che richiede ogni giorno di più risorse, competenza e cultura. E dove è messa in discussione finanche la debole delega di settore.
Un “ministero senza portafoglio” che non fa ben sperare. Detto ripetutamente, ma la necessità dell’iterazione è quasi terapeutica: lo sviluppo di Nardò passa per il turismo e non c’è attività che non lo chiami in causa. Oggi più di ieri. E, invece, si procede con lentezza, con argomenti che nel tempo hanno alternativamente dibattuto di “recupero del centro storico” , di “piano del colore”, di “albergo diffuso”, oggi di “piano coste”.

Con risultati modesti, fermi in panne a una stazione di servizio. Dovendo dare conto di grave ritardo su tutto, compresi il tipo e la qualità della programmazione che s’intende promuovere. Se dobbiamo puntare sul turismo tout-court (ma da tempo si parla al plurale di “turismi” , in virtù delle tante specifiche articolazioni) e in che modo, sul filone della ricettività (alberghi sì, alberghi no), quanto s’intende investire per puntare sull’incoming. Cosa che prosaicamente significa posti di lavoro nei vari segmenti (alberghiero ed extra, ristorazione, servizi, ambiente), affrontando una buona volta il tema dello sviluppo della città e del suo territorio. Detto ancora una volta, non si può andare in ordine sparso o seminare ottimismo che non ha ragione di esistere. Bisogna guardarsi in giro e fare come (bene) altri hanno fatto. Avviata in questi giorni una straordinaria iniziativa della regione Basilicata “Naturarte” che ha messo in rete i quattro parchi (tra cui il nazionale Pollino) per una serie spettacolare di iniziative che dureranno diverse settimane.

Dalle nostre parti, invece, non soltanto i Parchi non dialogano, ma si guardano “in gran dispitto” come succede per Portoselvaggio e il Parco Marino di Porto Cesareo. Col risultato, davvero poco edificante, di produrre autentiche bizzarrie come per il bando “in esclusività” (poi ritirato) del parco Naturale di Portoselvaggio. Diamoci dunque da fare e un invito all’amministrazione di leggere meglio il fenomeno-turismo. Da parte mia, sconsolato, vi racconto quanto capitatomi venerdì’ 17 maggio con un gruppo di convegnisti (magistratura contabile) da me portati a visitare Nardò. Difficoltoso per l’autista l’ingresso in città (manca da sempre l’indicazione del parcheggio per bus turistici). Dall’ “Osanna” a piedi verso il centro. “Severamente vietato” dare un’occhiata al bel Teatro Comunale (perché non aprirlo per qualche ora al giorno?), chiusa San Domenico, per tanti studiosi il fondamento del “barocco neritino”. Infine, Piazza Salandra. Un vero Oh di meraviglia per rendersi conto subito conto dell’evidente degrado. Mi è stato chiesto di ciò. Come in altre occasioni sono stato in vera difficoltà. Stavolta ho risposto che il recupero è previsto a cominciare dalle prossime settimane. Ma una guida non dovrebbe mai dire simili bugie.

LUIGI NANNI