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Una discussione utile e doverosa. In questa "caverna" oggi si respira aria di pacatezza e buonsenso

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NARDO' - Il consiglio comunale aperto “certifica” la chiusura dell’ospedale: Elaborazione del lutto e impegno per un nuovo inizio.

Il consiglio comunale aperto di mercoledì scorso, ben preparato e con invitati eccellenti (tra gli altri, l’assessore regionale alla Sanità Elena Gentile e il direttore generale Valdo Vallone), ha “certificato” la chiusura dell’ospedale “San Giuseppe-Sambiasi”.

Protocollo già firmato, ma c’era il bisogno di spiegarlo, renderlo intellegibile, farlo digerire e tacitare mugugni e l’aperta ostilità di quanti non si sono rassegnati alla sua chiusura. Perché, poi, il clima del consiglio, che ha consentito di ascoltare più voci e orientamenti, soprattutto tra le fila del pubblico, era quello di chi, rassegnato, elabora il lutto e resta a guardare in attesa di tempi migliori che, a dire il vero, tutti hanno auspicato. Questo è stato il senso dei tanti interventi, non tutti aderenti alla realtà.

Si oscillava tra l’intervento colto ma generico, quello che ignorava i termini della contesa, qualcun altro (tra i consiglieri regionali) che non rinunciava a qualche ridondanza di troppo. Apprezzabili, invece, sono parsi gli interventi di quanti – coincidenza – operano in ospedale, a voler significare che meglio di altri conoscono il problema e pensano di poterlo affrontare. In che modo? Facendo proposte di (ri)organizzazione di cui non si potrà tenere conto. E’ stato il caso di Rocco Luci, Roberto My, Pierpaolo Losavio, Oronzo Capoti .

Insomma, il protocollo d’intesa appena firmato –è stato detto – non è certo un bluff, ma è la migliore risposta e applicazione al piano di riordino ospedaliero. Un esito inevitabile, indifferibile nella situazione in cui versavano le casse regionali, cosa che avrebbe messo in discussione la stessa offerta sanitaria. Insomma, bisognava fare come poi si è fatto (chiudendo l’ospedale), senza valutare aspetti che non fossero quelli strettamente statistici.
A dire il vero non è mancata la buona volontà da parte di tutti, ma la seduta ha lasciato in sospeso il punto interrogativo sulla road map che dovrà percorrere la sanità pugliese per assicurare dignitose prestazioni ai suoi cittadini. Ed è successo ogni volta che si parlava di compatibilità, di risorse a disposizione, di situazioni da valutare, di impegno comune da profondere. Tutto un armamentario linguistico e un lessico che ha creato qualche dubbio sui tempi da rispettare e sulle risorse da impiegare. Onestamente, non c’era molto altro da dire, non potendo forse oggi mettere nero su bianco.

Ha fatto anche capolino il discorso sul diritto esigibile della salute per ogni cittadino, sulla debolezza del welfare sin qui goduto. Insomma, tempi non proprio felicissimi per una sanità che comincia a costare maledettamente cara. Un po’ oscura è parsa anche la disputa sull’impostazione da dare alla “sanità del futuro”, tra chi predicava i servizi al cittadino extra moenia rispetto all’ospedale e chi (Filograna) puntava sulla inderogabilità dei posti letto.

Alla fine, comunque, una discussione utile e doverosa, dovendo dare una risposta chiara a un problema fortemente sentito. Non è detto che ci si sia riusciti e saranno i prossimi mesi a confermare o meno la bontà della procedura intrapresa. Cosa che certamente il direttore Valdo Vallone sorveglierà dall’alto. Il suo taccuino zeppo di appunti è destinato al presidente Vendola che qualcuno (Totuccio Calabrese) avrebbe preferito fosse stato presente alla seduta di Palazzo Personè.

LUIGI NANNI