LA CAVERNA - Luigi Nanni aveva colto nel segno. Dopo Gallipoli il crimine si espande. Incredibile, poi, la polemica su Cataldo Motta. Il pezzo intende evitare la retorica del problema e chiama tutti a raccolta.
DOPO GALLIPOLI E' LA VOLTA DI MELENDUGNO E UGENTO
IL TURISMO FA GOLA AL CRIMINE ORGANIZZATO
Il mondo alla rovescia. Ricordate la bagarre sull'affermazione del Capo della Procura di Lecce Cataldo Motta? Che aveva sostanzialmente affermato che il Salento non è territorio di mafia. O giù di lì. E in tanti a scatenarsi. Non gli andava bene. Avevano, invece, scoperto, loro perspicaci, che la mafia c'era, eccome, e che camorra e sacra corona unita (scritte in piccolo) avevano permeato interi settori dell'economia e della convivenza civile. Pensate, volevano smentire Cataldo Motta!
Quando questo grande magistrato, vero "servo" delle istituzioni e baluardo insuperabile della criminalità, aveva semplicemente fatto un ragionamento più articolato e certo meglio di loro non ignorava il problema. Carte alla mano, zeppe purtroppo di tanti episodi criminali e anche alla luce della grande opera di contrasto di giudici e Forze dell'Ordine. Ha fatto specie che a intervenire siano stati politici e qualche amministratore. Bravi! E, dunque, mettiamoci d'accordo.
Da oggi in poi, con la smentita dell'"incauta" affermazione di Cataldo Motta e dell'attacco criminale all'economia sana del Salento, soprattutto sul versante turistico, si farà bene a concentrarsi sulla materia e a spendersi, nei luoghi "deputati" per fronteggiare e semmai stroncare il fenomeno. Anche perché, davvero, non manca il lavoro. Cosa sta succedendo nel Salento? E' presto detto. Le mani del crimine sul settore turismo. No, purtroppo, nemmeno non ne siamo immuni e c'è da temere un'escalation su una delle nostre più importanti economie.
La longa manus del crimine sui servizi collegati al turismo (lidi balneari, parcheggi, licenze commerciali), col corredo di bombe e attentati a significare chi comanda. A dire il vero, per il Salento non un fenomeno pervasivo, per quanto negli anni scorsi qualche allarme era stato pure lanciato, ma si sa quello che sempre succede. Si pensa a un grido nel buio e alla solita sopravvalutazione del problema. Un fenomeno – abbiamo pensato – che non poteva riguardare questo defilato lembo di terra. Non eravamo certo la costa amalfitana! Dobbiamo riconoscere che ci eravamo sbagliati. Il vero problema ora è quello di capire se siamo ancora in tempo per fronteggiare il grave attacco.
Bisogna convenire che l'accelerazione della presenza del crimine organizzato sul turismo di casa nostra ha colto un po' tutti di sorpresa. Quest'anno si è parlato di "caso Gallipoli" con l'intervento (ma a settembre!) della Commissione Antimafia per arginare un'agguerrita presenza criminale e a ristabilire termini di sicurezza e legalità. Tutto ciò a Gallipoli, la "bella città" e marina delle duecentomila presenze nel periodo estivo e dove la "sperimentazione" criminale aveva abbondantemente superato il collaudo. E col grave pericolo di scipparle il turismo. In un sol colpo distruggere quello che tanti onesti operatori hanno costruito in decenni. Un'economia illegale e drogata fatta di regole violate (lidi balneari) e nuovi appetiti come per la gestione dei parcheggi (tra i pochi autorizzati e i molti abusivi per i quali si chiudono tutti e due gli occhi. Tra quelli "autorizzati" si è anche scoperto che alla testa della solita cooperativa c'era la sorella di un boss).
Tutta l'attenzione era dunque concentrata su Gallipoli, quando in questi giorni è scoppiato il finimondo (sempre per la stessa materia) sul versante delle marine di Melendugno e Ugento, due delle maggiori aree per insediamenti alberghieri ed extra del Salento. Sempre col racket dei lidi e l'occupazione manu militari dei servizi al turista. E' vero, la risposta non si è fatta attendere e deve essere sempre il Prefetto di turno, stavolta Giuliana Perrotta di Lecce, a coinvolgere i sindaci della provincia (pronta anche la risposta del sindaco Marcello Risi), in un protocollo rigoroso atto a fermare il fenomeno criminale.
In breve, si tratta dell'obbligo di produrre la certificazione antimafia per aprire una qualsiasi attività commerciale o turistica. Ad esempio, un parcheggio, un lido, un'agenzia di servizi. Basterà? Certo che no, col pericolo di aggirare le norme e che, dopo l'allarme lanciato, subentri la stanchezza e si pensi di aver fatto comunque la propria parte. Non è così. Il pericolo è davvero mortale e saranno i prossimi mesi a dirci se questa battaglia intrapresa, e che deve vedere i cittadini accanto a istituzioni e forze dell'ordine, sarà riuscita a porre un decisivo argine al crimine organizzato.