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Non sarà il cedimento delle falesie ma l'attacco del crimine organizzato a far crollare il turismo di casa nostra

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orco logo300-3421LA CAVERNA DEL NANNI ORCO - La prossima estate il vero banco di prova.

La materia è da fiato sospeso. Nel senso che abbiamo scoperto il crimine organizzato incunearsi profondamente nelle attività turistiche del Salento, procurando un allarme sociale che non sarà facile debellare.
Una triste novità per le nostre zone. Non pensavamo certo di dover subire le stesse attività criminali che purtroppo e da tempo riguardano altre aree del Paese. Il rischio è oggi quello dell'assuefazione e della resa in una condizione dura da gestire. Ovviamente si farà di tutto per fronteggiare la situazione, ma sin da oggi sarà bene tenere gli occhi aperti e non distrarsi, dovendosi preparare a periodi inevitabilmente complicati. L'altra cosa da evitare è quella di fornire una lettura statica della situazione. Facendo attenzione alle varie fasi temporali. Sin da quando, alzati una mattina (ma il sonno si scoprirà disturbato), e dover poi scoprire che a Gallipoli i gestori dei lidi (e, certo, di tanti servizi affini) pagavano regolarmente il pizzo alla criminalità organizzata; che gli stessi gestori venivano intimiditi con pesanti minacce. Pronta è stata la reazione dello Stato attraverso la sua articolazione (per un lungo periodo l'Antimafia era di stanza a Gallipoli), con tutta una serie di provvedimenti volti a stroncare il fenomeno, ma anche facendo sconcertanti scoperte come quella che ha visto nella sorella di un boss matricolato la titolare di una cooperativa di parcheggiatori. Com'è potuto accadere?

Ci dovrebbe essere risposta anche per questo. Purtroppo, era soltanto l'inizio e, se possibile, le cose stavano anche peggio. Non era soltanto Gallipoli la pecora nera del Salento, ma molte altre località (Melendugno, Ugento, Santa Maria di Leuca) erano incappate nella morsa del crimine, sino a scoprire l'inimmaginabile (ma soltanto per i puri di spirito). Vale a dire che era senz'altro vero che i gestori venivano sottoposti a dure vessazioni ma che – altra dura scoperta - erano stati i gestori dei lidi a fare il primo passo, tanto da essere poi giustamente denunciati. Nel senso che erano loro a recarsi presso la Sacra Corona Unita, a questa si affidavano, si dicevano disposti a pagare. Un patto scellerato, frutto anche della paura, che veniva siglato con un accordo "vantaggioso" per le parti. Una parte che traeva proventi illeciti e l'altra che otteneva un "eguale vantaggio", ottenendo persino degli sconti sulle cifre estorte (pensate, era l'organizzazione criminale a valutare la consistenza e il volume di ogni singola attività e a "seguirla" come potrebbe fare un valido studio "professionale"). Supposizioni? Per nulla.

E' successo proprio questo, grazie al pentito Verardi (sue ben 225 pagine di dichiarazioni) e a una serie di intercettazioni telefoniche da far rabbrividire. Il senso delle telefonate: le vite delle persone nella morsa del crimine. Che di quelle disponeva a piacimento, dettando regole e soprattutto cifre da versare. Anche in questo caso si è reagito dettando da parte delle Autorità e Forze dell'Ordine una serie di adempimenti rivolti a stroncare il fenomeno. Una vera e propria guerra che viene ingaggiata e dagli esiti non proprio scontati. Tanto da far dire al Procuratore Cataldo Motta, riguardo al Salento, "della diffusione di un clima di assoggettamento e omertà, che certo non aiuta le operazioni di contrasto alla criminalità organizzata". Un concetto più volte espresso e che finalmente ha smosso le associazioni di categoria (Federbalneari Salento, col presidente Mauro Della Valle) a chiedere ai propri soci di costituirsi in associazione antiracket.
Perché, è certo, in fatto di turismo si rischia di perdere in breve quanto nel tempo faticosamente si è costruito. Pensate che tutti si siano affrettati a sottoscrivere? Non è successo, essendosi registrati freddezza e distinguo. Insomma, un iniziativa che non ha scaldato il cuore. Salvo, poi, ripensarci. Ma che senso ha avuto farla sottoscrivere da un pugno di comuni e non a tutti? Forse perché Mancaversa, Alliste o anche comuni all'interno non possano aver avuto problemi di racket?

La situazione, comunque, era rimasta sotto l'osservatorio dell'Antimafia, quando si sono registrati due attentati dal sapore fortemente simbolico. Subiti da due persone, che rivestono un ruolo pubblico e da sempre impegnate nei rispettivi comparti. L'uno al presidente della Camera di Commercio di Lecce Alfredo Prete (peraltro proprietario di un lido a San Cataldo) e l'altro a Maurizio Pasca, presidente del Silb (Sindacato italiano Locali da Ballo). Avete capito? Due attentati per farli demordere. Non c'è altra lettura. Perché – così ragionano i malavitosi – se due persone del calibro di Prete e Pasca reagiscono per loro può mettersi male. E, siamo all'epilogo, con una trama che dovrà essere necessariamente riscritta. In vista della stagione estiva e della soluzione del problema delle falesie (ma che confusione, mille interventi, tra politici e amministratori e soltanto uno, quello giusto, del geologo Paolo Sansò!), bisognerà vedere come si comporteranno i balneari e se la loro azione di contrasto, stavolta di ribellione, avrà aiutato il lavoro delle Forze dell'Ordine. Perché un'altra cosa è certa. Le stesse Forze dell'Ordine e la loro meritoria azione da sole non potranno bastare, senza la collaborazione e l'aiuto dei cittadini. Un concetto ripetuto mille volte e disposti sempre a ripeterlo. Ma è il solo che può garantirci di vivere in una società affrancata dalla presenza del crimine organizzato. Senza alibi di sorta.

P.S. Nel momento in cui si scrive si apprende dell'attentato bis a Maurizio Pasca, presidente del Silb
(Sindacato Italiano Locali da Ballo), cui è stato indirizzato un proiettile. Fatto odioso e da condannare senza appello. Come si ricorderà, un altro attentato alla sua struttura delle Quattro Colonne si era verificato nelle scorse settimane. Cosa che fa capire che anche Nardò non deve sentirsi immune dall'attacco malavitoso. Forse pensando al precedente attentato e a quanto sta succedendo nell'intero Salento, bene ha fatto il sindaco Risi a far sentire la preoccupazione della sua comunità, incaricando il consigliere comunale Salvatore Antonazzo (già presidente della Commissione Ambiente) a interessarsi di politiche della sicurezza, con funzioni di supporto e consulenza.
Un modo per dire che le istituzioni non restano inerti e prontamente reagiscono.

Luigi Nanni