Cronaca

Botte per una trentenne in dolce attesa tra due uomini non più "verdi"

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NARDO' - Lei, lui e l’altro: urla, pugni e spintoni, a Nardò, per dare il proprio cognome al figlio che verrà. Ma ora, sulla “paternità presunta”, potrebbe pesare un’indagine dei carabinieri.


Tutto succede in via Volta, a due passi dal municipio. I due uomini, avanti con gli anni, si sono sfidati sotto il sole – come nelle migliori tradizioni dello spaghetti-western - mentre la loro bella assisteva con il “pancione” stretto tra le mani.
L’alterco scoppia pochi minuti dopo le 10, nelle vicinanze di un bar. I due, in una sorta di duello rusticano, si annusano e poi si sfidano perché la posta in palio è alta: il bambino che una donna – la sospirante rumena di trent’anni - porta in grembo. E dopo diverse urla stile “quel figlio è mio”, rintuzzate da risposte simili, dalle parole si è passati ai fatti quando la tensione ha avvicinato pericolosamente i due rivali che hanno iniziato a spintonarsi.
Tra una folla di curiosi il ring si è allargato fino a intasare la viabilità. Invitati alla calma da alcuni neritini, i tre si sono spostati di pochi metri per riprendere la zuffa in grande stile. E dopo una nuova carica di insulti e spintoni, sono volati due pugni. Tanto è bastato per mandare a tappeto il contendente neritino, rimasto a terra e dolorante per i colpi ricevuti, a suo dire uno allo stomaco e uno in pieno viso. Anche se malconcio l’uomo è riuscito a chiamare i carabinieri per denunciare l’aggressione. Un’altra chiamata, invece, ha invitato nel centro di Nardò l’autoambulanza di Sant’Isidoro. I militari, guidati dal comandante della stazione, hanno raccolto testimonianze utili a stabilire la dinamica dei fatti.
Come è finita? La donna in dolce attesa, e trofeo “ripieno” della contesa, si è allontanata dalla zona con il vincitore della sfida. Che, per la cronaca, era anche quello meglio messo, con la macchina e il borsello, mentre l’altro andava in bicicletta. In ogni caso, evidentemente entrambi avevano argomenti validi per affermare che, qualche mese fa, la giovane badante si fosse “intrattenuta” con loro quasi in contemporanea. Probabilmente, quindi, il figlio è davvero di uno dei due uomini ma potrebbe essere il test del Dna a stabilirlo.