NARDO' - "I dirigenti della Rei potrebbero essere intenzionati a fermarsi con il trasferimento delle ecoballe nella discarica di Castellino-Vignali".
Farà discutere il tenore della frase dell'ingegner Dario Corsini, dirigente all'Ambiente della Provincia di Lecce, che prima di pronunciarla la infarcisce di "ho sentito dire" e "parrebbe che".
Ma il luogo in cui ne parla, la commissione Ambiente del Comune di Nardò presieduta da Salvatore Antonazzo (presente anche una delegazione del Comune di Galatone) non lascia spazio a interpretazioni di sorta: certamente la situazione esplosiva dal punto di vista ambientale e sociale ha ispirato un accordo informale tra alcuni degli enti interessati alla vicenda (e sono tanti: Provincia, Regione, Comuni di Nardò, Galatone e Cavallino) e la Rei Srl, che quelle balle di rifiuto le sta smaltendo. Insomma, è meglio far stare calma l'opinione pubblica fermando le bocce per un po'.
A nessuno, del resto interessa rimestare troppo la faccenda, perché più il pentolone si agita e più diventa effervescente: è sempre Corsini ad affermare che l'istruttoria per accertare la qualità di quel rifiuto (E' umido? E' inerte? E' una via di mezzo?) non è completata. Praticamente sono nove anni che si attende di conoscere i risultati sulla tipizzazione di questi pacchi-regalo.
Di certo, come continua a dire l'ex assessore all'Ambiente di Nardò, Mino Natalizio, non sono ecoballe (anche perché c'è plastica, dentro) altrimenti sarebbero state usate come combustibile e non vendute a costo esorbitante (4milioni e 300mila euro) per essere smaltite in una discarica tradizionale (una vasca, quella della Rei) che, per altro, ottiene il codice Cer per poterlo fare solo l'anno scorso.
Il bello è che anche il sindaco di Nardò, sempre ieri sera, ne dice un'altra che aggrava la posizione di tutti: non sono ecoballe ma nemmeno rifiuto inerte. Marcello Risi, infatti, ha ipotizzato che il codice Cer 19-12-12 (quello ottenuto dalla Rei con l'Autorizzazione ambientale integrata della Provincia nel marzo 2013) è riferito ad un rifiuto inerte che, sicuramente, l'impianto di Cavallino non è mai stato in grado di produrre. Allora perché le balle stanno finendo nella cava di Castellino-Vignali?
Infine la "volontà popolare" di non ospitare più rifiuti in un'area fortemente congestionata come quella di Castellino, più volte calpestata. Il presidente Antonio Gabellone ammette che è successo, ma perché la Legge consente di fare quel che si è fatto nonostante più volte i cittadini di Nardò (e il Consiglio comunale) abbiano evidenziato la dannosità degli effetti cumulativi in una zona dove insistono diversi impianti per lo stoccaggio e la trasformazione dei rifiuto.


