NARDO' - L'uomo, arrestato dalla polizia, riferisce al giudice che la vera vittima era lui. Della moglie.
«Era violenta e irascibile, mi accusava di non riuscire a portare soldi a casa, così in un attimo di concitazione ho afferrato un coltello ma mai e poi mai ho avuto l'intenzione di farle veramente del male».
Si è difeso così D. D., il 35enne di Nardò arrestato sabato sera per aver aggredito la moglie in una palazzina della 167 puntandole un coltello alla gola dopo l'ennesimo, furibondo litigio. Nelle scorse ore si è svolta l'udienza di convalida dinanzi al gip Adele Ferraro e D.D. ha ammesso solo in parte le accuse che gli sono costate l'arresto per maltrattamenti in famiglie e resistenza a pubblico ufficiale.
Il 35enne ha confermato di aver opposto resistenza agli agenti di polizia ma ha ricondotto l'intera vicenda nell'ambito di dissidi legati ad un atteggiamento sempre violento e irascibile della moglie che lo accusava di non riuscire a portare a casa mai soldi.
Ecco perché scaturivano continui litigi tra la coppia come accaduto proprio sabato sera quando la moglie, secondo la versione dell'arrestato, ha iniziato a lanciargli contro piatti e bicchieri. In quegli attimi concitati, al solo scopo di spaventarla, D.D. ha impugnato il coltello senza però manifestare alcuna intenzione di fare veramente del male alla moglie.
L'avvocato difensore Tommaso Valente ha chiesto la sostituzione della misura cautelare in carcere con i domiciliari e il gip depositerà l'ordinanza nelle prossime ore. Secondo la ricostruzione degli agenti di polizia, invece, D.D. si sarebbe scagliato contro la moglie afferrandola per non darle la possibilità di fuggire.