NARDÒ - Oltre al video pubblichiamo anche un appello della vedova, Virginia Marzano, in vista dell'udienza finale del processo di primo grado, e il LINK al lungo dossier di Urla dal silenzio
“Urla dal silenzio”, quelle di Virginia Marzano, giovane vedova di Gregorio Durante, morto nel carcere di Trani l’ultimo dell’anno del 2011 a soli 33 anni. La donna si batte da allora, insieme con la madre dell’uomo, Ornella Chiffi, per ottenere giustizia. E la richiesta ora si amplifica grazie all’episodio di Stefano Cucchi che ha avuto enorme eco mediatica. L’occasione è l’udienza conclusiva del processo di primo grado che vede cinque imputati e che sarà celebrata a Trani domani.
In questa occasione la signora Virginia non vuole restare sola, desidera che i giornalisti siano presenti in aula per registrare tutto. Perché ha il timore di un nuovo “omicidio di Stato” per il quale nessuno sarà riconosciuto colpevole.
“Parlo per raccontare una storia che ha visto come protagonista me e i miei figli. Nonostante siano passati quasi tre anni, non voglio che la storia passi inosservata e che cada nel dimenticatoio. A breve si terrà il processo di primo grado per la morte di mio marito e vorrei che le telecamere raccontassero la verità e ricordassero quello che è accaduto e quello che accade nelle carceri italiane. La storia – continua la donna che ha due figli minori e vive a Nardò – è peggiore di quella di Stefano Cucchi, lo si può comprendere dalle foto di mio marito, nell’obitorio del carcere”. Durante, infatti, era stato arrestato per aver preso a schiaffi il figlio di una guardia penitenziaria in regime di sorveglianza speciale. Ciò ha comportato la pena detentiva. Dopo due anni è morto per importanti negligenze nel somministrare le cure di cui aveva bisogno.
Le persone indagate erano 14 medici, in principio, per omicidio colposo; oggi sono rimasti in cinque.
“Il 14 novembre verrà pronunciata, nel tribunale di Trani, la sentenza di primo grado e vorrei fossero presenti le telecamere per fare giustizia su una storia così triste e sconosciuta all'Italia intera. Sono state mandate diverse comunicazioni a trasmissioni televisive ma non abbiamo mai ricevuto alcuna risposta – conclude la vedova – ma ora chiediamo di essere ascoltati e che l'Italia venga a conoscenza di quello che è successo”. Solo il sito web “Urla del silenzio” ha raccolto la testimonianza della madre dell’uomo e decine sono stati i messaggi di sostegno da tutto il mondo.
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