NARDO' - La Sogin (Società per la gestione degli impianti nucleari) ha consegnato due giorni fa a Ispra, l'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, la proposta di una "Carta delle aree potenzialmente idonee" (Cnapi) ad ospitare il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi e un parco tecnologico. Era attesa da anni.
Ora Ispra ha due mesi di tempo per verificare la corretta applicazione dei criteri da parte di Sogin e validare la Carta. Dopo il nulla osta da parte del ministero dello Sviluppo economico e del Ministero dell'Ambiente si andrà alla discussione con i soggetti coinvolti ed interessati e, tra questi, potrebbe esserci la comunità di Nardò a causa di una vasta piana dell'Arneo, perfetta dal punto di vista geologico e geomorfologico.
Caratteristiche morfologiche eccezionali: la vasta conca a nord-ovest di Nardò, al confine con la provincia di Taranto, è una depressione che poggia su una lente d'acqua sotterranea – un "cuscinetto" - che, secondo i geologi, assorbe perfettamente le scosse telluriche. Il rischio sismico in quel comprensorio è considerato bassissimo, quasi nullo. Ecco perché questa zona del Salento è ideale non solo per vacanze a base di sole e mare. Ma anche per il nucleare.
In ballo c'è la costruzione di una infrastruttura di superficie dove mettere in totale sicurezza i rifiuti radioattivi e che consentirà la sistemazione definitiva di circa 75 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e lo stoccaggio temporaneo di circa 15 mila metri cubi di rifiuti ad alta attività. La sua realizzazione consentirà di completare il completo degli impianti nucleari italiani (Caorso, Trino Vercellese, Latina e Garigliano, in funzione fino al referendum del 1987) e di gestire tutti i rifiuti radioattivi, compresi quelli provenienti dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca.
Insieme al deposito nazionale sarà realizzato il parco tecnologico: un centro di ricerca, aperto a collaborazioni internazionali, dove svolgere attività nel campo dello smantellamento delle centrali nucleari italiane dismesse, della gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo sostenibile in accordo con il territorio interessato.
Ma è un grave rischio o un'opportunità per il Salento, sempre che Nardò sia tra i siti idonei?
La possibilità che ci sia è altissima, prossima al cento per cento: l'ingegner Raffaello De Felice, ultimo responsabile del settore «Impianti nucleari» dell'Enel, rivelò qualche anno fa che Nardò e Manduria erano località "papabili" per ospitare una centrale nucleare ma la bagarre vera e propria (con smentita del Governo di centrodestra) scoppia nel 2008 quando Grazia Francescato, responsabile nazionale dei Verdì, rivela che Nardò può essere il sito individuato dal Governo quale deposito di scorie nucleari.
Allarme ripreso a Vieste nello stesso anno, durante la direzione nazionale del Psi, dalla senatrice neritina Maria Rosaria Manieri.
GENESI DI UNA VOCAZIONE DEL TERRITORIO
Il sogno di una cittadella della Scienza nel cuore dell’Arneo svanisce nel 1968. Lo storico Aldo Servidio ricorda, nel libro “L’imbroglio nazionale”, la genesi di questa vocazione del territorio tra Nardò e Avetrana: è il Cern, in quel momento il centro mondiale più avanzato sul fronte dello studio delle particelle sub nucleari, a commissionare una ricerca ad un gruppo di premi Nobel e guidato dal professor Edoardo Amaldi.
Serve un sito “perfetto” per realizzare un anello sotterraneo, lungo diversi chilometri, per sperimentare gli effetti generati dall’accelerazione delle particelle di materia. I saggi individuano, in tutti i paesi della Cee, sette luoghi.
Uno, però, sembra fatto “su ordinazione” e rispetta tutti i desiderata degli studiosi: la “terra promessa” è quella salentina. L’Italia ha un’altra candidatura autorevole, quella di Doberdò del Lago, vicino Gorizia, meno interessante dal punto di vista geologico e con qualche problema politico per la vicinanza con la Jugoslavia di Tito. Nardò, insomma, rappresenta il top per costruire il “protosincrotrone” che significa ricchezza per il territorio, notorietà mondiale, progresso.
Ma la politica e le beghe accademiche hanno la meglio e si levano anche toni da “leggenda del Piave”, come dice Servidio: se un sito doveva essere privilegiato questo doveva essere quello triestino proprio per ripagare il fresco ritorno all’Italia con una giusta ricompensa. La storia racconta dell’opposizione di Aldo Moro che combatte una battaglia per il Mezzogiorno “sponsorizzando” Nardò e, così, “l’anello perfetto” viene realizzato a Ginevra. E il Salento perde il treno della Storia.