NARDO' - Condotta sì, condotta no. I politici mandano avanti i tecnici e si rinnova il braccio di ferro tra neritini e Acquedotto Pugliese. In occasione della commissione consiliare presieduta da Salvatore Antonazzo, riunitasi nei giorni scorsi, si è ripetuto il confronto sterile tra professionisti, incaricati dalla regione Puglia, e rappresentanti del consiglio comunale neritino. A fine seduta sono soprattutto due le idee che si sono consolidate. La prima è che Nardò ribadisce il suo no a qualsiasi soluzione che prevede una condotta sottomarina e la seconda è che si continua a "nascondere" il vero interlocutore, ovvero i vertici della regione Puglia. Sono questi ultimi che prendono le decisioni e poi orientano l'operato dei tecnici, meri esecutori delle volontà politiche. Presenti in aula Graziano De Tuglie e Massimo Vaglio, entrambi componenti della consulta per l'Ambiente.
La linea neritina non è arretrata di un millimetro, Porto Cesareo deve pensare a risolvere i suoi problemi e Nardò i suoi. Questo, in sintesi, il messaggio che si è continuato a lanciare verso Bari. L'idea di scaricare i reflui fognari dei due comuni a un chilometro dalla costa di Torre Inserraglio, inoltre, non ha mai convinto nessuno. E Michele Muci, consigliere comunale e imprenditore agricolo, ha spiegato che l'acqua depurata tornerebbe molto utile in agricoltura.
"Iniettare l'acqua depurata nelle linee dei consorzi di bonifica – ha chiarito Muci – porterebbe due riflessi positivi. Il primo riguarderebbe la riduzione del consumo di acqua dalla falda e il secondo un risparmio economico per gli agricoltori che comprano, spendendo cifre esorbitanti, migliaia di metri cubi di acqua. In estate - ha ricordato -, le colture che abitualmente colorano le campagne neritine necessitano di grandi quantità di acqua". Rispunta anche l'ipotesi fitodepurazione. Ed è lo stesso Muci a rispolverare il progetto di una zona a ridosso dell'attuale depuratore di contrada Santo Stefano: "Ricreare una zona umida simile a quella di Melendugno potrebbe arricchire il patrimonio turistico di Nardò. Le oasi fitodepurative ben realizzate sono diventate, per le loro peculiarità floro-faunistiche, centri di grande attrazione per scolaresche e per il turismo di qualità che al nostro territorio interessa".
E per l'eventualità del famigerato "troppo pieno"? I componenti della consulta per l'Ambiente continuano ad indicare una soluzione: l'attuale scarico in battigia oppure indirizzare i reflui verso la vora delle Colucce (in territorio neritino) che riceve, ad oggi, scarichi da oltre quaranta comuni ma non quello di Nardò.
L'auspicio di amministratori locali, ambientalisti e associazioni è solo uno: confrontarsi con chi prende le decisioni. Possibilmente prima che vengano prese.