NARDÒ - "L'olivo nel suo habitus secolare, nelle spettacolari forme che ammiriamo oggi nei campi salentini, presente sul substrato pedologico più povero e roccioso fino alle terre più fertili, è il risultato del costante lavoro dell'uomo sulla pianta. C'è oggi la volontà politica di curare questo importante patrimonio arboreo?"
"E' sufficiente leggere lo studioso Giovanni Presta nato a Gallipoli (1720-1797) nel suo trattato "Degli ulivi delle ulive e della maniera di cavar l'olio" e il dottor Cosimo Moschettini, nato a Martano (1747 – 1820), nel suo trattato "Della Brusca - Malattia degli ulivi di terra d'Otranto" per comprendere di quante cure abbisogna questa specie. Una su tutte la pratica della slupatura che prende il nome da lupa o carie. La lupa è provocata da una serie di funghi che provocano marciumi secchi a carico del legno che un tempo veniva asportato chirurgicamente (slupatura – nella foto che ho postato ci sono gli antichi attrezzi per eseguirla) fino ai tessuti sani che venivano poi disinfettati con metodi rudimentali ma molto efficaci.
La slupatura era quasi un rito, solo i più esperti potevano eseguirla. Da essa dipendeva la vita futura della pianta. Questo meticoloso lavoro di dendrochirurgia ha contribuito a restituirci ulivi dalle forme più strane fino a quelle antropomorfe. Chi effettua più questa pratica oggi? Che fine faranno le piante secolari affette da siffatti problemi a carico del legno? Non ha forse un valore inestimabile il complesso dei nostri ulivi secolari che spesso superano in anni i più importanti edifici dei nostri centri storici? Chi esegue più quelle potature che un tempo come un temperino cesellavano la forma e l'architettura dei nostri ulivi? Chi elimina più le larve di zeuzera pyrina con l'unico metodo, oggi efficace, che è l'utilizzo del filo di ferro o acciaio da inserire all' interno delle gallerie scavate da questo insetto? Potremmo continuare fino a domani mattina con le cure agronomiche di questa pianta eccezionale che tanto dà ma tanto vuole.
C'è oggi la volontà politica di curare questo importante patrimonio arboreo?
Domanda pleonastica. Si sono create rendite parassitarie con gli aiuti comunitari e lo stato di abbandono dell'olivicoltura restituisce un preoccupante quadro eziologico. C'è la becera volontà politica di perseguire forme più intensive di coltivazione. Inseguire l'olivicoltura spagnola è un errore. Troppe volte ho sentito parlare le associazioni di categoria di meccanizzazione e specializzazione dei nostri ulivi, di utilizzo di varietà a sesti ridotti. Non possiamo farlo. Quello che possiamo fare è avere il coraggio di puntare a valorizzare il nostro prodotto, renderlo unico e uscire dalla competizione con i mercati esteri che ci vedrebbero sempre e comunque schiacciati. Per adesso abbiamo assistito alla mistificazione dell'extravergine venduto a 2,5 euro. Diamo reddito agli olivicoltori, salviamo le tradizionali pratiche olivicole, curiamo gli olivi e forse potremmo salvare il nostro paesaggio. P.S. Facciamo in fretta ad imparare queste pratiche da qualche vecchio olivicoltore ancora in vita, prima di perderle irreversibilmente e con esse gli ulivi che quelle sapienti mani ci stanno lasciando in eredità.
Questo vorrei che fosse finanziato e non stupidi ed inutili corsi di formazione senza prospettive.
Buona pace agli ulivi e a noi.
Cristian Casili
Agronomo paesaggista
Candidato consigliere alla Regione Puglia per il MoVimento 5 Stelle
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