NARDO' - È stato condannato a diciassette anni di carcere Diego Alfieri, il barista 34enne di Nardò reo confesso dell’omicidio dell’agricoltore di origini sarde Gianpiero Murinu, freddato il 2 giugno 2012 anni fa nelle campagne di Collemeto.
È stato questo il verdetto del giudice dell’udienza preliminare Vincenzo Brancato, davanti al quale si è celebrato il processo con rito abbreviato, che ha aumentato di un anno la pena invocata dal pubblico ministero Paola Guglielmi.
L’imputato è stato riconosciuto responsabile di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Ha invece rimediato una pena di quattro anni e otto mesi di reclusione Katia Valiani, 37 anni, di Galatina, moglie della vittima, accusata di aver armato la mano del killer. Per lei il pm aveva chiesto sei anni, ed il gup ha diminuito la pena solo in base alla riduzione di un terzo per la scelta del rito, senza concedere le attenuanti generiche. A fare da sfondo al delitto la relazione clandestina che da tempo i due indagati intrattenevano e che era stata scoperta dal marito. (Continua dopo il salto)

Durante l’interrogatorio Alfieri disse che tre giorni prima dell’omicidio sarebbe stata l’amante a consegnargli la pistola, una calibro 7,65 di marca imprecisata, nel timore che il marito potesse commettere qualche gesto azzardato. La donna, per portargliela, si sarebbe appositamente recata al bar «Alexander », a Galatina, dove il 32enne lavorava. E la mattina stessa dell’omicidio sarebbe stata la vittima a contattare Alfieri per chiedergli un incontro. Nel pomeriggio, insieme con la moglie, sarebbe passato a prenderlo in auto da Galatina. Tutti e tre si sarebbero diretti nelle campagne vicine all’abitazione di Murinu. In macchina, una Lancia Phedra di proprietà della vittima, sarebbe sorta una discussione.
Murinu si sarebbe piegato a prendere qualcosa sotto il sedile passeggero occupato dalla Valiani. Alfieri, convinto che si trattasse di un’arma, avrebbe estratto la pistola ed esploso, ad una distanza non superiore ai 50, 70 centimetri, quattro colpi che raggiunsero Murinu alla testa, al braccio e all’emitorace destro.
La difesa di Alfieri, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Bonsegna, ha sempre sostenuto che il giovane abbia sparato per difendersi. Al momento l’imputato è a piede libero. Il gup ha riconosciuto anche il risarcimento da liquidarsi in separata sede alle parti civili, assistite dagli avvocati Donato Mellone e Donato Sabetta.