NARDO' - Inedita “operazione” nell’obitorio del camposanto comunale, qualche giorno fa: dai resti di un uomo scomparso nel 1988 sono stati estratti campioni di tessuto che saranno utili per dirimere una complessa questione finita nelle aule di giustizia. Sarà il suo dna, infatti, confrontato con quello di colui che potrebbe essere il figlio naturale, a mettere la parola fine ad una vicenda che vede in ballo la cospicua eredità del defunto.
Le attività di carattere legale si susseguono da diversi mesi, sin da quando l’avvocato del richiedente gli accertamenti, Franco Orlando (già assurto agli onori delle cronache per essere il difensore di Giovanni Vantaggiato, l’autore dell’attentato alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi) ha depositato la richiesta di estumulazione del corpo di un uomo morto quasi 27 anni fa per cause naturali.
Giorni fa la questione è arrivata al nodo cruciale e cioè all’estrazione della bara e alla riesumazione delle spoglie mortali. Si tratta di una persona scomparsa in età relativamente giovane, a 57 anni, senza figli legittimi e senza aver mai, evidentemente, riconosciuto mai un figlio naturale che, però, si è fatto vivo. Si tratta di un uomo originario di Nardò ma da molto tempo residente nel modenese che si è rivolto al tribunale di Lecce.
Il giudice Sergio Memmo della seconda sezione civile ha dato l’autorizzazione che ha permesso al consulente tecnico d’ufficio, il medico legale Luigi Di Gesù, di effettuare tre prelievi in altrettanti punti diversi della salma. Tutto ciò è avvenuto venerdì. Ora i reperti verranno inviati ad un laboratorio d’analisi specializzato dove la dottoressa Maria Corbelli, che collabora come consulente presso il Tribunale di Lecce per incarichi riguardanti indagini di paternità, effettuerà gli esami per isolare il Dna del defunto. Se i sedici marcatori genetici riveleranno che il patrimonio biologico tra lo scomparso e il presunto figliolo è corrispondente, allora si aprirà la definita battaglia per l’aggiudicazione dell’eredità dell’uomo.
Il test si basa sul principio che ogni individuo eredita il proprio patrimonio genetico dai genitori, il 50% dal padre ed il 50% dalla madre, e consiste nel confrontare le caratteristiche genetiche del figlio con quelle del presunto padre e della madre. Il padre presunto, per essere considerato padre biologico, dovrà possedere metà del profilo genetico presente nel figlio.
In ballo, si diceva, c’è la “roba” ereditata dai nipoti, figli dei fratelli dell’uomo che, da imprenditore agricolo e molto morigerato nei consumi e nelle spese, aveva accumulato un discreto patrimonio in immobili e denaro. I familiari dell’uomo sono assistiti, alcuni, dall'avvocato Vincenzo De Benedittis, ed altri dall’avvocato Pantaleo De Pace.
Per quel che è trapelato dalla complessa vicenda il presunto figliolo sarebbe stato nominato nel testamento del defunto ma solo per un lascito marginale rispetto al monte ereditario che ora il presunto legittimario reclama per intero.