Cronaca

ASSUEFATTI ALLA BRUTTEZZA? - "No, non accetto uno standard di barbarie"

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NARDO' - Sarà che siamo strani, ma questa discussione aperta sulla portella del cuore la troviamo educata, virtuosa ed, in definitiva, straordinaria. Un po' perché le lettere che ci arrivano sono spontanee e vere, altro che i burattini di feisbùc comandati a distanza con gli sms dal reuccio politico di quartiere noto alle masse, e un po' perché riteniamo che, già da oggi, qualcuno tra i nostri lettori (sono tra 4mila e 7mila al giorno. Dati consolidati ormai da un anno nonostante l'assestamento generalizzato della fruizione dell'informazione sul web) ci penserà due volte prima di gettare uno scontrino per terra o di appiccicare un manifestino su di un cestino portarifiuti. Non perché ha paura delle foto, della delazione, delle multe, no. Ma solo perché ha letto, è stato sensibilizzato, ha sviluppato "cultura" del vivere civile. Ci piace, cliccatevelo in testa.

Cari,

abuso ancora un po’ dell’ospitalità della Portella e della pazienza dei lettori, perché ho letto con interesse l’intervento di Livio, che però non mi trova d’accordo.

Sostenere che il paesello non è messo peggio di altri posti nel Sud dell’Italia, a me suona tanto come una consolazione ben magra. Può essere rincuorante se come modello di riferimento uno ha la Terra dei Fuochi. Ah bene, siamo mica messi così male, solo spazzatura ovunque, scarti di edilizia e amianto nelle campagne, verde urbano rappresentato dalle erbacce sui monumenti, cacche per strada e tra poco anche in mare, ma quelli son messi peggio, consoliamoci.

Ma Livio è un gran viaggiatore, come lo sono anche io, e sa bene che senza arrivare alla Svezia o alla Danimarca, basta spostarsi un po’ anche in Italia per vedere che poco, pochissimo è sufficiente per vivere civilmente e con dignità.

Anche a Stoccolma ci sarà qualcuno che getta le cartacce per terra, o non raccoglie la pupù di Fido, ma sarà l’eccezione. Qui costituisce la regola e l’eccezione la fa chi aspetta di arrivare fino al cestino.

Non si tratta di vedere Nardò come il centro del mondo, ma volenti o nolenti è il posto in cui abitiamo. E non vedo perché dovrei accettare uno standard di barbarie, ringraziando pure dio ché ci son posti messi peggio, quando posso aspirare a modelli migliori.

Qualche anno fa, ho vissuto per alcuni mesi in Romagna. I campi sembravano dipinti, tanto erano curati. E anche in quelli che non erano coltivati, di certo non ci trovavi cessi della casa appena ristrutturata, la lavatrice abbandonata o i tetti di eternit smontati alla chetichella e gettati lì per non pagare lo smaltimento. Non avranno l’odore del timo e del mirto, ma almeno non rischiano l’asbestosi per aver fatto una passeggiata in campagna.

Se mi fosse venuta l’idea balzana di metter fuori la spazzatura nell’orario sbagliato, o senza differenziarla, o peggio ancora non nel cassonetto ma all’angolo della strada, sicuro come la morte uno dei miei vicini avrebbe chiamato la municipale e mi sarei beccato una multa epica e un liscebusso indimenticabile.

In Romagna sono alieni? Non mi risulta. Sul passaporto pure loro hanno scritto che sono italiani. Quindi non siamo poi tutti vil razza dannata.

È fantascienza pretendere pulizia e civiltà anche nel fondo dello Stivale?

È assurdo aspettarsi che le chiese che Livio chiama lussureggianti meritino questo aggettivo per i fregi barocchi e non perché sono oscurate dalle erbacce?

È possibile che siamo immersi in una tale ignavia e siamo talmente assuefatti alle brutture e alla bruttezza da non riuscire a comprendere che si potrebbe, con pochissimo sforzo, vivere bene?

O la tanto lodata qualità della vita nel Salento si riduce al clima mite e all’odore del mare e poi fa niente se viviamo tra spazzatura e merda, ognuno convinto di essere signore e padrone di questo posto ridotto a schiavo della barbarie collettiva?