Cronaca

Storia del "funerale delle biciclette"

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NARDO' - Pochi anni fa, lontana centinaia di chilometri dalla sua terra e dalla sua famiglia, morì a Nardò una giovane nigeriana che, in qualche modo, era legata alla catena di sottomissione che stritola gli extracomunitari impiegati nell’agricoltura.

Si dice di dedicasse alla prostituzione e che sia morta in seguito ad una infezione. Una storia nascosta agli occhi velati dei neritini che ottenne, però, l’eco di una inattesa e non voluta eco: quel giorno la cattedrale di Nardò, luogo dove venne celebrata una pietosa cerimonia funebre, venne circondata dalle biciclette.

Tutti i migranti che conoscevano quella giovane donna che per noi non ha e forse mai avrà un nome, milite ignoto di una guerra silenziosa, pedalarono dai loro casolari sperduti nelle campagne, dai campi arsi dal sole fino ai basoli della città vecchia e parcheggiarono in piazza le loro bici. Per tutti i neritini quel momento, che sembrava venir fuori dai “nostri” anni Quaranta, venne ricordato come “il funerale delle biciclette”.

Arriviamo ad oggi: col “Progetto Presidio” la Caritas diocesana è accanto ai fratelli immigrati lavoratori stagionali, che vengono nel Salento per la raccolta dei prodotti agricoli. “Con l’esperienza degli anni passati – dicono i responsabili - abbiamo notato che gli immigrati non hanno un mezzo di trasporto proprio e questo crea una catena di schiavitù, in quanto sono costretti a pagare un pedaggio oneroso al caporale di turno”.

Già l’anno scorso è stata sperimentata l’utilità di fornire loro una bicicletta. “Per questo – spiegano - ritorniamo a chiedere ai cittadini di donare le vecchie biciclette alla Caritas che, con i suoi volontari, provvederà a rimetterle a nuovo per poi affidarle ai fratelli immigrati. L’iniziativa si chiama “A ruota libera”. Allo scopo è aperto un centro di raccolta nel seminario di Nardò, da contattare preventivamente al numero telefonico: 348 7880715”. Due ruote per la libertà, per la dignità, e forse anche salvarsi la vita.