NARDO' - La vita è questa, in un enorme calderone si mescolano gioie e dolori, sorrisi e lacrime. Così, in un giorno di festa per migliaia di sportivi c'è chi piange un caro amico che è volato via dopo una lunga lotta.
Per quanto l’unica certezza della nostra vita sia proprio quella, quando arriva non ci coglie mai preparati, c’è sempre quel sentimento di incredulità misto a sgomento ed impotenza per il volgere di quell’inevitabile ora a cui nessuno di noi potrà mai sfuggire. E non sei riuscito a evitarla neanche tu, per quanto negli anni tu abbia lottato.
L’incanto domenicale di una città in festa che coinvolge anche chi è, solo fisicamente, lontano è squarciato da un colpo di mannaia che ti scuote e ti ricorda che non c’è tempo per guardare la realtà con occhi annebbiati da vicine soddisfazioni mondane. Eppure, anche se la tua fede bianconera ti avrebbe imposto di non condividerne pienamente i colori, questo clima festoso ti rispecchia, è familiare a chi ti ha conosciuto o a chi ti ha solo notato mentre, con la spensieratezza classica di un giovane, giravi per la città rendendo tutti partecipi dei tuoi gusti musicali.
Ed è questa la più bella immagine che conserverò di te, un’immagine certo inusuale, ma sincera e soprattutto lontana da quel perbenismo tanto caro ai miei compaesani.
Perché eri così, la tua esuberanza non meritava di essere fermata, era piacevolmente contagiosa e, tra un giro di villa e uno di fontana, riusciva a farci dimenticare di quel noioso sabato sera neretino al quale, se non ci fossi stato tu e la tua auto, saremmo stati condannati.
Oggi con te se ne va un pezzo dell’adolescenza e della giovinezza di molti. Oggi non è più domenica.
Un amico