Cronaca

INTERVENTO - "Sono un comune cittadino, caro professore, e mi batto per un futuro migliore"

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NARDO' - "Gentile Professore, sono portavoce del movimento No-Tub, un movimento nato qualche anno fa a Nardò, come specifica espressione web del “Comitato di tutela del Paesaggio di Nardò”, ovvero il coordinamento tra associazioni ambientaliste cittadine".

Alcune tra quest'ultime sono presiedute da piccoli eroi, che hanno iniziato ad occuparsi del territorio negli anni '70, quando, giovanissimi, si contrapposero alla speculazione edilizia a Portoselvaggio.

Le anticipo, inoltre, che sono un componente atipico di questo gruppo, perché non sono mai stato iscritto a nessuna associazione ambientalista, eccezion fatta per il Fai Fondo Ambiente Italiano, del quale sono stato semplice sostenitore. La mia attività a tutela dell'ambiente deriva, quindi, non solo da un sentimento puramente ambientalista ma, soprattutto, da un istinto di legittima difesa. Nardò, come lei ben saprà, è una città sulla quale gravano diversi problemi, originati tutti da un sentimento di “fiducia nelle istituzioni”.

Noi cittadini di Nardò ci siamo fidati di tecnici e politici ed il risultato è che, ad esempio, abbiamo subito una discarica a pochi metri dalle nostre case, sulla qual gestione non abbiamo mai avuto sicurezze e per la quale, oggi, nonostante le promesse ed i protocolli d'intesa, la corretta post-gestione è solo un miraggio. Ma non solo. Ci siamo fidati delle istituzioni ed abbiamo ottenuto che il canale Asso diventasse una sorta di cloaca a cielo aperto! Non io, che mi occupo d'altro nella vita, ma l'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale ha certificato, da tempo, il cattivo stato di questo torrente, nel quale scaricano reflui depurati 26 comuni della provincia di Lecce, al punto che, ora, non è mai a secco.

Fidandoci delle istituzioni (perché non è possibile che tutto sia avvenuto senza la complicità delle istituzioni!) abbiamo ottenuto un territorio sfregiato dall'edificazione selvaggia, che la sua generazione ha consegnato alla nostra e che noi, nostro malgrado, consegneremo alle generazioni future. Insomma... io d'ambiente non ne capisco, di scienza ambientale neppure, ma so vivere la mia città e conosco i problemi che gravano sulla mia comunità. Un po' come, mi perdoni l'azzardo del paragone, se fossi un esperto della musica di Frank Zappa senza saper suonare neppure una trombetta.

Quel che scrivo, a nome di molte persone e, a volte, con qualche incertezza, è frutto di studi di suoi più giovani e meno blasonati colleghi, o di ricerche, di notizie raccolte con sacrificio, o dell'esperienza di ambientalisti di lungo corso, o, ancora, di intuizioni ottenute consumando gli occhi su progetti che non dovremmo neanche prenderci la briga di guardare. Questo movimento non vuole sostituirsi alla professionalità e alla scienza; questa attività, è frutto di un'esigenza: vogliamo garanzie per il territorio. Garanzie per il territorio. Punto. Né più né meno. Garanzie ambientali, economiche, finanziarie ecc. ecc. E non perché siamo talebani dell'ambiente o campanilisti o razzisti (che brutto insulto!)... non ci cambia nulla se l'origine dei reflui è da individuare a Porto Cesareo o Nardò o a Maglie, ci mancherebbe!

E neanche la politica, intesa come schieramenti, c'entra nulla. Che una causa venga sposata dalle parti politiche in campo, è fatto di cronaca ovunque. Ma dire che il sottoscritto ed altri cittadini si prestino a squallidi giochi politici è offensivo. Molto offensivo.
Tanto più in una città dove ci sarebbero decine di temi scottanti e che ha visto fronteggiarsi coalizioni arcobaleno. Quindi, tornando al progetto di concentrazione dei reflui a Torre Inserraglio ecco quel che ci spaventa: nessuno ci ha mai presentato delle analisi comparative, che fossero intellegibili, per farci capire qual'è la migliore soluzione per questo pezzo di mare e di terra che lega Nardò a Porto Cesareo e alle zone limitrofe: non si tratta semplicemente della condotta sottomarina ma di tutto il sistema di gestione delle acque.

Nessuno ci propone un'analisi comparativa tra i costi d'esercizio di un impianto che scarica a mare o di un impianto strategico in grado di ridare acqua al territorio, stante che non io, che faccio altro, ma l'Enea, indica il Salento come a forte rischio desertificazione. Insomma, Professore, io mi sforzo d'esser certo della sua libera iniziativa nell'intervenire sulla questione e non voglio credere che la sua opinione, seppur sollecitata, sia costruita su misura per compiacere qualcuno.
Anche perché molte delle cose che scrive sono veramente apprezzabili. Però fatico a capire, ad esempio, come potremmo sentirci al sicuro se l'ipotetico depuratore di Porto Cesareo non sarà mai in grado di andare a regime? Come potremmo sentirci al sicuro se lei, che è esperto di queste cose, ci dice che un'eventuale condotta deve arrivare sotto al “taglio” (perché l'acqua di scarico risale) ma poi leggiamo che la condotta prevista a Nardò non s'avvicina neppure a quel taglio? E come potremmo sentirci al sicuro se proprio lei, che la promuove, ha dei dubbi e ci dice che, nel caso dovesse rivelarsi inadeguata... ci sarà tempo di prolungarla!

Con con quali soldi ed in quanto tempo allungheremmo quest'impianto? Cosa succederebbe intanto? Come potremmo sentirci al sicuro se il progetto iniziale prevedeva il collettamento da Porto Cesareo passando nei pressi della Palude del Capitano?
Solo un intervento di noi cittadini, sostenuti da una relazione del geologo Andrea Vitale, ha consentito di modificare il tracciato (anche se, ancora, non conosciamo quello nuovo!). E potrei continuare perché i nostri dubbi sono molti, nessuno ci da risposte certe, le promesse delle quali si è sentito parlare in questi giorni (tra le quali il vergognoso scambio tra un diritto dei cittadini, come i servizi primari per le abitazioni, già lautamente pagati, e l'assenso a questo progetto) vengono redatte su documenti giuridicamente deboli, e ci si chiede fiducia a scatola chiusa!

No grazie, noi non ci fidiamo. Non possiamo più fidarci. Chi si è fidato fino ad oggi ha messo a repentaglio il benessere delle persone che abitano questo territorio. Noi, invece, abbiamo l'ambizione di voler essere cittadini consapevoli. Per questo saremo in piazza il 3. Per chiedere certezze e garanzie. Venga anche lei.

Agostino Indennitate, cittadino di Nardò