NARDO' - Preso a pugni dai familiari del defunto, il dottore denuncia l’accaduto e la situazione di pericolo in cui si trovano ad operare le “guardie mediche”. Racconta il fattaccio il dottor Gerardo Vallone, medico di medicina generale e di guardia medica, la cosiddetta continuità assistenziale.
La sera di domenica, alle 21.40 circa, Vallone riceve una telefonata dalla centrale operativa del 118 di Lecce che lo invita a recarsi in piazza Achille Grandi, a Nardò, per constatare cosa stia succedendo dove, comunque, è già intervenuta un’ambulanza demedicalizzata, poiché il servizio 118 non aveva a disposizione un mezzo con il medico a bordo. A domanda gli viene risposto si tratti di “un codice rosso”. Nonostante le sue personali perplessità nel gestire situazioni di intervento molto complesse “e non essendo io abilitato, pagato e tutelato – dice - per effettuare tali interventi” accondiscende a intervenire.
Lì, nell’appartamento, c’è un uomo disteso per terra. Gli operatori del 118 stanno effettuando una rianimazione cardiopolmonare e tentativi di defibrillazione. “Visitavo il paziente e lo trovavo in completo stato di arresto cardiocircolatorio e respiratorio ma consigliavo ai ragazzi del 118 di continuare la rianimazione cardiopolmonare per altri 15 minuti, anche perché venivamo minacciati di morte dai figli del paziente qualora non lo avessimo salvato lo stesso. Resomi conto della situazione di estrema pericolosità per l’incolumità mia e dei ragazzi del 118, facevo chiamare il 113, presentatosi sul posto dopo circa venti minuti” spiega il medico.
Ma deve fare il suo dovere fino in fondo e, constatato il decesso, riferisce ai familiari. E lì è scatta la reazione del figlio del defunto: colpisce il medico con un pugno tra tempia e mascella. Contestualmente vinee aggredito anche un operatore del 118 impegnato nel massaggio cardiaco.
Arriva finalmente l’ambulanza medicalizzata, i cui operatori si prodigano in ulteriori tentativi di rianimazione con defibrillatore. Infine anche i poliziotti, la cui presenza ha permesso di placare parzialmente gli animi e ha consentito a tutti gli operatori sanitari di lasciare l’abitazione. “Nel mio caso, nonostante il grave stato di agitazione e malessere, sono tornato in sede e ho continuato a lavorare fino alla fine del turno, cioè alle otto del mattino”.
“In considerazione di quanto accaduto – incalza Vallone - chiedo che l’azienda e chi ha le relative responsabilità, dia disposizioni a non fare intervenire in codice rosso e, in generale, in situazioni che comportino interventi sanitari ad alta complessità i medici della continuità assistenziale, i cui compiti sono ben diversi; invito poi le organizzazioni sindacali, di categoria, l’Ordine dei medici di Lecce, a fare rispettare le clausole contrattuali”.
“Ma – conclude – chiedo anche alle forze dell’ordine di essere più vicine agli operatori sanitari, ai medici, agli infermieri e ai volontari che, come loro, rischiano la propria vita per salvare quella degli altri. Non è rivolgendosi ai medici di continuità assistenziale che si risolveranno i problemi della grave carenza strutturale della sanità pugliese e salentina in particolare”.