Cronaca

LA STORIA - Gigi e i Pooh. Un'amicizia eterna con *FOTO*

Stampa

NARDO' - Storia. E’ l’aprile del 1995 quando Stefano D’Orazio, allora ancora componente dei mitici Pooh, viene a Nardò su invito del compianto Lorenzo Capone, infaticabile organizzatore di eventi e persona sensibile al contesto sociale della città.

gigi dorazio

Va in scena all’Antoniano di via Generale Cantore la rassegna musicale “Talento ‘95” ed è anche l’occasione per far incontrare il musicista – che partecipa gratuitamente alla manifestazione – a Gigi Colazzo, oggi 57enne, molto più noto a Nardò (dove era ed è amatissimo) come “Gigi della casa famiglia”. Si tratta di un eterno ragazzone, rimasto solo ed ospitato in una struttura protetta. Ma tutti conoscono la sua storia perché la racconta a tutti, anche se in pochi ci credono: è un grande amico dei Pooh. Con la chitarra canta le loro canzoni insieme a quelle di Toto Cutugno, altro campione del suo repertorio. Sapete, però, com’è un paese piccolo: il commento ricorrente è che Gigi “dice” di essere amico dei Pooh.

E’ Stefano D’Orazio, magnifico in quelle sue prime parole d’esordio, ad arrivare a Nardò e, per prima cosa, chiedere notizie del suo amico Gigi. E’ un trionfo, con Gigi che scoppia per la felicità. Lo stesso D’Orazio spiega di averlo conosciuto molto bene a Budrio, nel bolognese una quindicina di anni prima, quando Gigi venne praticamente adottato dal gruppo che provava in un capannone non lontano, evidentemente, dalla struttura che ospitava il ragazzo. Da quei giorni felici è nato un legame che non si è mai interrotto.

Oggi. Vent’anni dopo. D’Orazio torna a Nardò per presentare il suo libro e per il Premio Battisti e succede di nuovo quello che nessuno s’aspetta. Qualche anima buona che conosce la storia va a Soleto, dove ora è ospitato Gigi, lo preleva e lo accompagna ad incontrare il duo grande ed importante amico.

Un abbraccio sincero, una storia che merita di essere raccontata e che ha una ulteriore sfaccettatura: un movimento d’opinione chiede che Gigi torni a Nardò, dove stava benissimo, perché lui qui in città non aveva una casa famiglia ma una grandissima famiglia. L’intera città.