Cronaca

Consorzi di bonifica: senza l'aiuto della Regione non si può andare avanti

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NARDO' - Il confronto con Michele Emiliano, le dimissioni irrevocabili del commissario straordinario dell'Arneo e di Ugento Li Foggi.

In quattro anni di emergenza la situazione debitoria è leggermente migliorata, ma per i Consorzi di bonifica non ci potrà essere alcuna soluzione definitiva senza un intervento finanziario ancora più massiccio (e deciso) da parte della Regione. Il commissario straordinario Giuseppantonio Stanco lo ha scritto chiaro, depositando la relazione con cui a luglio ha rassegnato le dimissioni irrevocabili: non solo i tanto decantati piani industriali - che dei Consorzi avrebbero dovuto consentire il rilancio - sono «di difficile attuazione», ma la Regione non rivedrà mai indietro i 124 milioni di «anticipazioni» concesse tra 2007 e 2011. Una relazione, quella di Stanco, che il governatore Michele Emiliano si è visto planare sul tavolo a pochi giorni dall’insediamento.

Un documento che svela una situazione ancora più grave di quanto si pensasse. Non solo i quattro consorzi commissariati non hanno alcuna capacità di autosostenersi senza i soldi della Regione, ma la mancata riscossione dei contributi di bonifica, alla quale si sono opposti gli stessi consiglieri regionali che poi si strappano i capelli quando si tratta di votare il contributo straordinario, rischia di paralizzare definitivamente una macchina già disastrata. Al 30 giugno 2015, i debiti dei consorzi ammontavano a 109 milioni, cui sommare i 124 milioni di anticipazioni regionali: il totale fa 233 milioni.

Questo significa che da dicembre 2011, fermo restando l’importo delle anticipazioni, il debito - grazie al lavoro di Stanco - si è ridotto di 40 milioni di euro. Ma, dice ora il commissario, negli ultimi 4 anni il Consiglio regionale si è dimenticato di «normare sulla debitoria pregressa»: il disegno di legge che prevedeva una rateizzazione dei debiti, con garanzia regionale e previa rinuncia agli interessi, «è presumibile che non sia neppure pervenuto alla cognizione della giunta regionale». Invece sono stati redatti i piani industriali dei consorzi commissariati in cui, nota divertito Stanco, si ipotizzava di chiudere la partita pagando il 30% del dovuto alle banche, il 50% ai privati e zero alle pubbliche amministrazioni.

«Non si comprende in dipendenza di quale potestà persuasiva e/o costrittiva - scriveva il commissario - i Consorzi possono indurre i creditori a ridimensionare in maniera drastica i propri crediti e, per quanto riguarda gli enti istituzionali, ad abbandonarli del tutto». Il nodo centrale è che i consorzi, che gestiscono sia le bonifiche che l’irrigazione, ad oggi incassano pochi spiccioli e solo per la seconda voce. Stipendi e spese di funzionamento (tra cui alcuni sprechi, tipo le dighe mai entrate in funzione per le quali si pagano vigilanza e spese elettriche) vengono garantiti dai contributi della Regione, spesso erosi dai decreti ingiuntivi dei creditori. Nonostante la guerriglia dei Comuni, specie salentini, e dell’«altolà» lanciato all’epoca dal gruppo regionale del Pd, Stanco ha portato a termine la redazione dei piani di classifica, che stabiliscono chi deve pagare il contributo di bonifica e quanto.

Ma nel 2014 la prima emissione dei ruoli «si imbattè in un percorso a ostacoli»: l’assessorato all’Agricoltura, su input delle organizzazioni di settore, ne ha chiesto una rimodulazione al ribasso per la quale è stato necessario un altro anno di lavoro. E anche quest’anno tutto ciò che i consorzi hanno potuto fare è una richiesta bonaria agli agricoltori, per lettera, del contributo, contro cui in Consiglio regionale si è assistito a una levata di scudi. Niente cartelle esattoriali, e dunque niente soldi. La patata bollente è dunque nelle mani del governatore Michele Emiliano e del neo-assessore Leo Di Gioia.

Uscirne non sarà facile. Anche perché non oltre a non incassare quanto dovuto per legge per l’anno in corso, i consorzi non possono richiedere nemmeno gli arretrati (gli ultimi 5 anni). Se non incassano, non possono effettuare le opere di bonifica e di manutenzione del suolo che infatti non si fanno da 10 anni. E dunque la Regione, attingendo dalle tasse di tutti i cittadini, sta continuando da anni a spendere 17 milioni l’anno soltanto per pagare gli stipendi.

(Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno)