NARDO' - Questa notizia non la pubblica un anonimo blog ma la prestigiosa Gazzetta del Mezzogiorno. Non la scrive un fazioso pennivendolo di paese ma uno dei più attenti cronisti di Puglia, Massimiliano Scagliarini. Non viene riportata per volere di un politicuccio locale ma, probabilmente, perché il senso è stato "sniffato" guardando le carte del riordino ospedaliero e ascoltando le riflessioni dei vertici della politica regionale. La sintesi è che è vero quello che abbiamo ascoltato (senza, a volte, la giusta attenzione) negli strali dell'ingegnere Francesco Antico: l'ospedale di Nardò è stato chiuso per una cospirazione ordita ad altissimi livelli. Per favorire, probabilmente, il mantenimento di altri potentati e altri ospedali. Non dimentichiamoci, del resto, che una intera classe politica è stata spazzata via dopo la chiusura del "San Giuseppe Sambiasi".
GAZZETTA, FASCICOLO NAZIONALE DEL 7 OTTOBRE
La chiusura di un ospedale richiede tempi medio-lunghi. E, soprattutto, in Puglia i posti letto sono già sotto la fatidica soglia del 3 per mille della popolazione: se venissero soppressi altri reparti, si rischierebbe di intaccare i pilastri dell’assistenza. Ecco perché l’ipotesi a cui lavora la Regione non può che essere duplice: a parte alcune piccole strutture che possono essere disattivate subito, l’idea è di procedere alle chiusure quando saranno pronti i nuovi ospedali previsti dal piano di edilizia sanitaria.
Questo spiega perché, nelle ultime due settimane, l’assessore Gianni Giannini (Lavori pubblici) abbia dato una decisa accelerata ai progetti già decisi. Il nuovo presidio di Monopoli-Fasano (sul quale c’è una corsa contro il tempo: bisogna aggiudicare la gara entro il 31 dicembre, sennò addio soldi) permetterà di chiudere gli attuali due ospedali. Il nuovo ospedale di Taranto ne farà chiudere addirittura tre: Ss Annunziata, Moscati e Grottaglie.
Nell’elenco c’è il nuovo ospedale di Andria, previsto ma non ancora progettato, per accorpare Andria, Canosa e Corato e infine il nuovo (finora ipotetico) ospedale del Nord barese che porterà alla chiusura di Terlizzi, Bisceglie, Molfetta e Trani. Ma tra i 39 ospedali pubblici oggi aperti ci sono situazioni dove si può intervenire immediatamente.
I primi candidati alla chiusura sono Lucera, Canosa e Terlizzi, ma il nuovo ospedale di Fasano comporterà anche il depotenziamento di Putignano: tanto vale pensarci subito. Il nuovo Altamura, che si è rivelato un clamoroso bluff, non può chiudere ma andrà ripensato come «ospedale di confine» stringendo accordi o con il «Miulli» o con Matera.
C’è poi il Salento, dove in 100 km ci sono 9 ospedali: rischiano S. Pietro Vernotico e Poggiardo (inspiegabilmente tenuto aperto mentre è stato chiuso Nardò), vanno almeno razionalizzati Scorrano e Casarano in attesa di poter costruire il nuovo ospedale di Maglie.
Ma come si potrà colmare il deficit di posti letto causato dalle chiusure? Potenziando i rapporti con la sanità privata. Già oggi le cliniche convenzionate garantiscono una fetta importante della cardiologia e dell’ostetricia: dovranno essere integrate nel sistema di assistenza pubblica, soprattutto in relazione alle discipline a maggior complessità.