NARDO' - I lavori di riqualificazione del castello degli Acquaviva innescano la proposta di Massimo Vaglio, agrotecnico, chef e ambientalista oltre che attento cittadino. Le opere di rifacimento di una grande porzione della struttura, da adibire a contenitore culturale, nelle (buone) intenzioni di Vaglio potrebbero sbloccare una inspiegabile situazione che si protrae da decenni.
Lo sguardo del neritino volge al prospetto principale dell'imponente monumento, sede del comune. Si tratta di due finestre completamente murate e una terza che offre un piccolo spiraglio protetto da una grata di ferro.
Un pugno nell'occhio (e nell'obiettivo fotografico) di decine di cittadini ma soprattutto turisti. Il castello è certamente tra i simboli della città di Nardò e di conseguenza tra i più fotografati. Impiegati salvi, le stanze dietro gli orribili conci di tufo dovrebbero ospitare, secondo indiscrezioni, i server sui quali poggiano le reti virtuali della macchina amministrativa, archivi cartacei e ambienti quasi del tutto inutilizzati.
L'idea di Massimo Vaglio è semplice e prevede poco impegno, sia lavorativo che economico: "Con l'occasione dei lavori di riqualificazione di una parte della struttura - spiega - si potrebbe finalmente eliminare una autentica bruttura proprio sul prospetto principale del castello. Togliere quei muri, al più dipingerli come si faceva un tempo lì dove non si poteva proprio togliere la parete. Con poco, rispetto alle circa 900mila euro di progetto, si potrebbe ottenere un grande risultato".
La parola, come sempre, passa a chi prende le decisioni e poi agli uffici tecnici che potrebbero autorizzare una piccola ma significativa variante nel progetto iniziale.