Cronaca

Morte in ospedale di un neritino. La famiglia si oppone all'archiviazione e vuole attribuire le responsabilità

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NARDO' - Morì dopo l’iniezione di un calmante, somministrato con endovenosa. L’undici febbraio, davanti al Gip Carlo Cazzella, verrà discussa l’opposizione alla richiesta di archiviazione del caso relativo alla morte di Luigi Franchini, un 49enne di Nardò.

L’avvocato della famiglia, Ezio Maria Tarantino, su incarico dei congiunti non intende mandare nel dimenticatoio una vicenda controversa. I familiari, infatti, nonostante la consulenza disposta dal sostituto procuratore Giuseppe Capoccia non abbia evidenziato un nesso tra l’iniezione e la morte dell’uomo. Franchini arrivò in un ospedale della provincia, nel giugno di due anni fa, in gravi condizioni per una gastrite emorragica.
Probabilmente cade dalla barella e presenta sangue sul volto ed è molto agitato e dolorante. Gli viene iniettato un calmante ma dopo pochi minuti muore. I parenti sostengono da sempre che il medicinale sarebbe dovuto essere somministrato per via intramuscolare a causa delle patologie di cui soffriva l’uomo.