NARDO' - La Asl fa la “finta”: prima manda a Nardò un mammografo di ultima generazione, atteso da centinaia di donne utenti del distretto, e poi se lo riprende indietro.
Una notizia ieri ha scosso la comunità del poliambulatorio di terzo livello, sorto come palliativo per lo scippo perpetrato dalla politica dell’ospedale “San Giuseppe Sambiasi”, tanto è vero che oggi pomeriggio il sindaco Marcello Risi ha incontrato il responsabile del distretto, Umberto Caracciolo.
Proprio il primo cittadino, del resto, il 19 gennaio scorso – solo una settimana fa – aveva enfatizzato l’arrivo del macchinario atteso da circa un anno e che avrebbe dovuto sostituire il precedente, utile ma obsoleto. Ieri, però, la notizia assolutamente attendibile che lo strumento, dopo essere stato montato ed installato, con tutti i costi che l’operazione comporta, verrà presto nuovamente smontato, con altri oneri per la collettività, e riportato a Lecce.
Tutto ciò documentato da una disposizione interna, cioè una richiesta di preventivo.
La giustificazione è che nessuno sarebbe in grado, per carenza di conoscenze tecniche, di poterlo utilizzare. Dunque è arrivata la Ferrari ma nessuno ha la patente adatta. Poi, solo ora, si sono accorti che a Lecce lo strumento verrebbe accoppiato ad altra strumentazione più utile per renderlo maggiormente produttivo. Solo ora, ripetiamo.
Un accadimento che, se confermato nei prossimi giorni, darà l’ennesima dimostrazione di come la bilancia della sanità pubblica sia costantemente in debito con Nardò che, “grazie” al nuovo mammografo, non ha ottenuto apparecchiature più moderne per fare le tac e nemmeno uno strumento per la risonanza.
Chi ci guadagna da questa situazione? A perderci, per certo, sono i cittadini. Solo qualche giorno fa l’ennesima persona che si è rivolta ad un laboratorio privato di radiologia ha ottenuto, a pagamento, la prestazione in giornata. Se avesse dovuto attendere il suo turno dallo stesso laboratorio ma “convenzionato” con la Asl, con la corresponsione del solo ticket, se ne sarebbe parlato tra oltre un mese. E ciò avviene perché il soggetto privato sopperisce alle carenze del “pubblico” che, come si è visto, fa di tutto per complicare le cose. Evidentemente, però, è la politica che deve dare un input che cambi il corso delle cose per un accesso alle prestazioni sanitarie più equo e democratico.