Cronaca

Chiusa per sette giorni "catena" di compro-oro. Anche a Nardò

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NARDO' - Tutto succede quando un trentenne di Palmariggi ruba in una villetta, portando via numerosi oggetti in oro per un valore complessivo di circa 30mila euro.

Nella sua abitazione i poliziotti ritrovano parte della refurtiva. L’uomo era stato quindi denunciato all’autorità giudiziaria per furto aggravato, mentre gli ulteriori controlli di natura amministrativa, per recuperare il resto della refurtiva, hanno condotto gli investigatori presso un esercizio commerciale di compro oro di Maglie, dove sarebbero stati ceduti gli oggetti rubati in cambio di denaro. L'oro era stato poi spedito in tutta fretta ad una deitta di Reggio calabria, specializzata nella fusione del metallo prezioso.

Dalla verifica sulo negozio sarebbero emerse ripetute violazioni alle prescrizioni contenute nella licenza del questore, rilevando in particolare la cessione degli oggetti preziosi prima del termine di dieci giorni dall’acquisto, secondo normativa. Sono pertanto stati chiusi per sette giorni i centri di raccolta di oro e preziosi facenti capo alla titolare della licenza, a Lecce, Maglie, Copertino, Galatina, Nardò, Mesagne e Manduria.

Le norme che regolamentano l'attività dei compro-oro sono, ovviamente, ridicole: 10 giorni rappresentano un lasso di tempo inadeguato per la conservazione dei beni acquistati, perchè è quasi impossibile che in così breve tempo gli inquirenti possano risalire agli oggetti eventualmente rubati. E perché, poi, non obbligare i commercianti a fotografare e conservare in un database da inviare alle forze dell'ordine? In questo modo questa specie di ricettazione quasi legalizzata verrebbe a scomparire, o quasi.