NARDO' - Lo dicevano i latini e anche Sant'Agostino sottolineava che “cadere nell'errore è stato proprio dell'uomo, ma è diabolico insistere nell'errore per superbia”. Perso, stavolta per sempre, il dominio www.itineretum.it. Digitando queste coordinate nella barra degli indirizzi internet adesso compariranno delle comode scarpe per chissà quali itinerari. La nuova proprietaria si chiama Tanja ed è di Worpswede, un comune di circa novemila e cinquecento anime nella Bassa Sassonia, in Germania. E il comune di Nardò, che aveva finanziato il progetto con oltre 70mila euro, dove è finito? Si è perduto dietro la scarsa capacità di programmazione delle piccole cose. Sarebbero bastati pochi euro per rinnovare il dominio internet, uno spazio virtuale che doveva essere uno straordinario biglietto da visita per qualsiasi abitante del pianeta munito di un computer, tablet o telefonino.
Il grande lavoro che intreccia archeologia e tecnologia, per fortuna, può essere ancora recuperato. E non è la prima volta che succede. Nel 2012 accadde la stessa, identica cosa. L'allora assessore alle politiche comunitarie Flavio Maglio, dopo l'articolo pubblicato su Gazzetta del Mezzogiorno, corse ai ripari inviando un energico impulso all'ufficio di competenza. Anche Pippi Mellone, già alle redini della civica “Andare Oltre”, intervenne polemicamente: “I trenta euro necessari per il rinnovo del dominio li tiriamo fuori noi”. Il danno, a differenza della grande amarezza per il cattivo odore di un grande spreco di energia e risorse pubbliche, fu limitato. Nessuno, infatti, aveva comprato il dominio, rimasto disponibile per chiunque.
Adesso, invece, bisognerà ripiegare su una estensione diversa, ad esempio itineretum.com, .net oppure altre ancora. Il danno, anche questa volta, può essere limitato se di nuovo si attiverà la macchina politico-burocratico-amministrativa: il sindaco, l'assessore, il dirigente, i funzionari.
Die seguito vi forniamo il confronto della prima pagina del sito Itineretum.it, prima e dopo.

