NARDO'/GRAVINA - Confiscato, restaurato e regalato al vecchio proprietario. Succede anche questo nella grande amarezza dell'Italia. Un bene, nella fattispecie un complesso alberghiero di lusso tra Gravina e Altamura, dopo essere stato confiscato ad un presunto boss della mafia era stato affidato ad una cooperativa di studenti dell'istituto "Majorana" di Bari. I ragazzi hanno recuperato la struttura dopo due anni e mezzo di chiusura. Ripristinati, inoltre, alcuni danni derivanti da furti di materiale elettrico. E indovinate cosa è successo nei giorni scorsi? La Corte d’appello di Bari ha annullato la confisca di primo grado nei confronti dell'ex-proprietario, che è stato assolto con sentenza passata in giudicato dall’accusa di traffico di droga, dopo 12 anni di processo e a 20 anni dai fatti contestati. Un episodio che richiama alla memoria la recente polemica tutta neritina tra Mino Natalizio e Pippi Mellone. Quest'ultimo, ricordiamo, indicava una struttura confiscata a Santa Maria al Bagno e rimasta nel dimenticatoio dell'Amministrazione comunale. La sentenza della Corte d'appello di Bari evidenzia come sia appena il caso di procedere con grande prudenza nei confronti dei beni confiscati dallo Stato. La polemica è veloce e aspra, la giustizia italiana molto lenta e a volte anche controversa.
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