NARDO'/LECCE - Il dialogo tra le persone è come una foresta che cresce. Non è necessario se ne parli solo quando un albero cade e fa rumore. Dialogo, incontro e scambio culturale sono al centro del messaggio di Saifeddine Maaroufi, Imam di Lecce. Seguito e apprezzato per le sue riflessioni pubblicate sul web, il giovane e preparato Imam risponde alle nostre domande. Si parla anche di Nardò, tra edifici abbandonati che potrebbero diventare luoghi di culto per l'Islam oppure "laboratori culturali", come suggerisce proprio Saiffedine. In questo modo, augurandovi una buona lettura, proviamo a offrirvi qualcosa in più delle semplici notizie.
- Parigi e Bruxelles da una parte. Iraq e Pakistan dall'altra. Ad unire in pochi giorni episodi di attacchi suicidi è la stessa mano criminale. Una follia omicida che non conosce etnia o religione. Per alcuni, però, l'Islam è diventata una minaccia. Non a caso le parole del suo pensiero pubblicato su Facebook sono accompagnate dall'immagine di una trasmissione televisiva dove compare, al centro, il leader di un movimento politico con idee molto confuse e pericolose. Come si può invertire la rotta della paura?
La rotta della paura che ha ormai intrapreso la nostra società, italiana ed europea, è dovuta, come ben sappiamo, a diversi fattori: il propulsore è sicuramente il terrorismo, ingiustamente targato islamico. Infatti, i terroristi tramite i loro abominevoli attentati che non discriminano tra etnie o religioni, hanno traumatizzato tutti noi, cittadini di tutte le fedi. Ma il principale timoniere di questa rotta è rappresentato dai media, che ormai vediamo più spesso in vesti di tribunali d'inquisizione pubblici, piuttosto che in forma di organi d'informazione obiettivi e integri. Il terrorismo che colpisce l'Occidente cristiano ha colpito e continua a colpire massivamente l'Oriente islamico, anche con maggiore violenza e letalità, basta ricordare che sono decine di migliaia i morti musulmani dovuti a questi criminali. I sapienti del mondo islamico hanno unanimemente condannato e ripudiato questi estremisti, dichiarandoli "fuori dalla comunità dei credenti", nemici dell'Islam stesso, e soprattutto da combattere con tutti i mezzi. Nonostante ciò, i nostri media parlano molto poco di queste vittime non cristiane, promuovendo così la teoria dello scontro di civiltà e facendo da tribuna quasi esclusiva a politici allarmisti e xenofobi, che fomentano l'odio tra cittadini di fede diversa. Invece, quando hanno l'opportunità di dare la parola a un musulmano, i media scelgono spesso persone impreparate e inadatte, tante volte neanche capaci di esprimersi correttamente in italiano. Questo tipo di scelte, a mio avviso, mira a sottolineare ancor di più l'impossibilità d'integrazione quindi di convivenza tra le nostre culture. La rotta della paura si potrà quindi cambiare quando i media presenteranno i veri musulmani nel mondo e in Europa. Mostreranno così degli esseri umani e non dei criminali. Le persone di fede islamica, sono gente pacifica e vogliono, come tutti, vivere, lavorare e avere bambini. I media dovranno anche far capire al pubblico che i terroristi sono dei criminali sanguinari che utilizzano la religione come copertura, ma di quella religione non portano nessun valore.
- Daesh, nella sua campagna d'Europa, arruola gli emarginati di una società che allarga costantemente la forbice tra classi sociali. Per fomentare l'odio delle persone più deboli, i terroristi indicano l'occidente come “la terra dei crociati”. Quanto incidono le ingerenze politiche e militari dell'Occidente nel delicato equilibrio medio-orientale?
Quasi tutti degli arruolati di Daesh, hanno un passato di delinquenza o di criminalità noto, e sono poco o quasi per niente religiosi, basta ricordare gli ultimi attentatori di Bruxelles. Così come gli attentatori di Parigi, tutti provengono da una classe sociale emarginata, spesso in conflitto con la società in cui vive. Tanti di loro sono spinti da una volontà di vendetta. Daesh approfitta di questo malcontento per avvicinare questi giovani, proponendo loro un'opportunità di riscatto, convincendoli che stanno per fare una missione nobile, per punire l'Occidente crociato che, secondo la loro propaganda, ha sempre oppresso il mondo islamico, prima con il colonialismo e poi con la posizione scelta nel conflitto mediorientale. Ma osservando bene, vediamo che queste reclute, prima di colpire in Europa, vanno nei paesi islamici, ad allenarsi e a prepararsi sostenuti da finanziamenti esterni e con la complicità di paesi con posizioni dubbie. Si preparano uccidendo migliaia di musulmani, mettendo bombe nei mercati, negli stadi, massacrando città intere, schiavizzando donne e bambine, usando droghe e stupefacenti. Quindi, in fin dei conti, non c'è nulla di islamico nei loro atti e la motivazione della guerra contro l'Occidente non regge, dato che si uccidono principalmente musulmani. In realtà, tutto questo provoca un disequilibrio delle forze, portando a una nuova disposizione dei paesi sullo scacchiere geopolitico mondiale.
- La sensazione è quella che la paura stia rinforzando pericolosamente i partiti xenofobi. Per i movimenti estremisti, gli immigrati sono diventati una minaccia per la sicurezza nazionale. Le posizioni si polarizzano sempre di più e lo spettro di uno scontro di civiltà tra cristiani e musulmani aleggia sulla pacifica convivenza. Esistono delle piccole azioni che potrebbero spezzare i pregiudizi, ormai presenti anche nelle piccole comunità?
Spezzare i pregiudizi che la situazione internazionale sta rinforzando è un passo necessario per mantenere una convivenza pacifica, non solo tra i popoli, ma anche tra i cittadini dello stesso paese ma di fede diversa. Questo obiettivo si realizza tramite il dialogo interreligioso, che non ha bisogno di grandi mezzi finanziari, anche se un investimento nella pace costerebbe molto meno della guerra e darebbe sicuramente migliori risultati. Azioni come giornate a porte aperte nelle moschee o incontri tra esponenti religiosi nelle comunità, permetteranno di mostrare agli italiani il vero Islam. Una fede agli antipodi dell'ideologia terroristica. La nostra esperienza locale a Lecce lo prova. Personalmente faccio visite nelle scuole e nelle parrocchie, ma anche incontri all'Università del Salento per chiarire questi punti e francamente vedo una città molto più serena.
- In tempi recenti si è discusso di costruire a Lecce una grande struttura, l'università islamica. Il progetto, che prevedeva anche una moschea all'interno, non fu approvato dall'Amministrazione comunale. Nel frattempo, proprio da Nardò, partì una singolare proposta. Un neritino cercò di contattare il promotore del progetto per proporre una grande struttura abbandonata in sostituzione di nuove costruzioni. Anche questa idea svanì nel nulla. Alla luce della crescente intolleranza, stimolata dall'ignoranza e dalle false informazioni, quanto e come potrebbe servire aprire una nuova moschea nel Salento? Magari recuperando quella grande struttura che esiste a Nardò.
In realtà non è stata solo la relativa opposizione cittadina, comprensibilmente sorpresa dal progetto di una Università islamica a Lecce, a farlo svanire, ma sin dall'inizio si trattava di quella che potremmo definire una proposta molto dubbia. Questo non dovrebbe impedirci di pensare a realizzare luoghi d'incontro e di confronto, usando quello che la nostra generosa terra salentina può offrire, per accrescere la nostra conoscenza reciproca e proteggerci contro i pregiudizi e la paura. Aggiungo che nel Salento, oltre alla moschea di Lecce, ci sono altri quattro luoghi di culto islamico: a Porto Cesareo, a Corigliano d'Otranto, a Spongano e a Ruffano. E' triste vedere uno spreco come quello dell'edificio di Nardò. Sarebbe bello trasformare quella struttura in grandi laboratori culturali, spazi dove musulmani e cristiani si ritrovano, per dialogare e conoscersi a vicenda.
