NARDO' - Un "bump" degli anni '80 e le sigle di apertura e chiusura di un film. Per un pensiero e un ricordo.
QUESTO E' L'EPISODIO DI STORIA VISSUTA PIU' BELLO TRA I TANTI CHE MI HA RACCONTATO. CORREVA L'ANNO 2004

Brando il padrino, Brando l'ammutinato, Brando Jor-El, Brando scabroso. Brando sontuoso mangiatore di polpette alla salentina.
Dal fiume del tempo emerge un ricordo prezioso dell'attore più grande del mondo.
Un gustoso "cameo" - e proprio Marlo Brando sapeva quanto valore avesse per il botteghino una sua comparsata, si pensi ai quasi quattro milioni di dollari guadagnati nel '78 per impersonare il padre di Superman - rievocato dalla generosa memoria di Carmine De Benedittis, produttore cinematografico che per anni ha vissuto nel mondo della celluloide. E dal quale emergono inequivocabilmente il carattere instabile, le insicurezze, le contraddizioni del divo.
<Tutto comincia nel 1987 a Beverly Hills - racconta De Benedittis - durante l'American film market, la più grande fiera di settore degli Usa>.
La sua casa di produzione ha intenzione di promuovere un film su Michele Sindona, il banchiere di Dio. Del resto, l'argomento "tira" e De Benedittis ha le spalle coperte visto che ha acquisito l'archivio del giornale OP di Mino Pecorelli.Ma proprio in quei giorni il programma prende una piega diversa: <decidemmo di anticipare piuttosto la produzione della "Posta in gioco" ispirato alla vicenda dell'omicidio dell'assessore Renata Fonte - dice De Benedittis - e, in quell'occasione, obbligati a cercare l'attore protagonista, pensammo ad un americano>.Così viene fuori l'ipotesi Brando junior. Che, in quei giorni, è sommerso da 50 copioni, con l'imbarazzo della scelta ma anche schiacciato dal complesso del padre: <sei il figlio del divo - gli dicevano - per questo troverai subito lavoro>.
De Benedittis, allora come oggi, sa convincere la gente: Christian Brando accettò, lusingato dall'idea di affrontare un film difficile e ispirato ad un fatto di cronaca, lontano dal fiato del padre e felice di lavorare nella patria dei grandi del cinema.
Il produttore, che ora vive a Nardò, va in brodo di giuggiole: <la conferenza stampa di Cannes fu un tripudio di giornalisti - acconta - e nei giorni successivi l'esordio di Christian era su tutti i giornali del mondo>.
Fuoco fatuo. A mezzanotte di un giorno fatidico, infatti, arriva una telefonata rabbiosa: <era "mister Brando" in persona - ricorda Carmine - che ci intimava di raggiungerlo subito e cos partimmo nella notte. Un viaggio pazzesco, via Parigi, poi Chicago e infine Los Angeles>. La villa era un disco volante sulle colline di Hollywood Boulevard. L'autorevolezza di Brando immensa, come la sua mole.
Christian e soprattutto De Benedittis vennero investiti dalla furia del "padrino": voleva sapere chi aveva "osato" proporre un debutto nel "maledetto" mondo del cinema.
<Alla fine di una sfuriata memorabile - continua il produttore - si alzò dal divano e mi disse che, dopo tante frasi "subite", potevo dirne una io. Ebbi solo la forza di dire che, nonostante tutto, quell'incontro era un sogno che si avverava>.
L'epilogo è sbalorditivo: Brando, commosso, lo abbraccia e gli chiede di preparare le polpette di cui tanto gli aveva parlato il giovane Christian. Una enorme Mercedes sfrecciò per L.A.: <comprammo carne macinata con qualche nervetto, aglio, pecorino, uova e latte. E poi un pessimo prezzemolo riccio che vendono in America. Nella villa impastai con maestria e Brando gustò polpette, cotte al forno con salame e formaggio, fritte e poi al sugo. Proprio come si fanno a Nardò. E alla fine mi disse: "Carmine, tu sarai ricco perché‚ tutti a Los Angeles andranno a vedere il film con il figlio di Marlon Brando">
La festa finì lì. La sfuriata nascondeva la "guerra" di Brando contro i figli - pare 13 in tutto - tanto che l'appoggio promesso di distribuire il film negli Usa non venne mai mantenuta. Christian, anni dopo, evitò di un pelo la sedia elettrica per l'uccisione del compagno della sorella Cheyenne, poi suicida. A De Benedittis rimane il ricordo della giornata a base di polpette, un episodio che rivela l'amarezza di un uomo costretto a sfuggire per una vita alle pretese di mogli e figli disseminati per il mondo.
(Biagio Valerio)
Bump di Carmine de Benedittis, distributore negli anni '80 di moltissime serie di cartoni animati e la colonna sonora de "La posta in gioco".