NARDO' - Questa lettera di Vittorio Marras, inviata a portadiMare a fine gennaio scorso, per molti versi è commovente. In ogni caso diventerà un tassello della piccola storia della città. L'abbiamo tenuta in serbo per voi tutto questo tempo e un motivo c'è. Leggetela e fatene memoria. Per scoprire il perché dovrete attendere solo poche ore ancora.
Anno Domini 2016
Si apre il nuovo anno con un programma di ricerche archeologiche di tutto rispetto per il territorio di Nardò. Il 2015 ha visto la continuazione degli studi che da oltre quaranta anni si conducono nella Grotta del Cavallo e da qualche anno anche in quella di Serra Cicora A; già questo è sufficiente a far capire l’importanza dei siti e l’impegno che viene profuso dai ricercatori nel continuare a ricercare il nostro passato.
La riapertura dopo cinquanta anni degli scavi di Grotta Mario Bernardini è una ulteriore conferma che ci sono ancora molte tessere da inserire in quel mosaico che rappresenta l’evoluzione, gli adattamenti e l’estinzione dei nostri antenati e con essi tutti quei naturali cambiamenti climatici.
In passato non è stato tutto idilliaco, come siamo propensi a pensare, la Terra non è stata mai un eden è non lo sarà mai, gli sconvolgimenti di diversa natura hanno costretto l’uomo ad adattarsi, a migrare forzatamente o a soccombere.
Negli strati custoditi in grotta, come nelle pagine di un unico libro, c’è la storia o la preistoria, come vogliamo intenderla, del nostro passato.
Negli strati troviamo pietre scheggiate, conchiglie utilizzate come ornamento o come strumento, resti degli animali che cacciava ed anche qualche dente umano, elementi questi che ci permettono delle datazioni, ma anche cenere che può essere quella di un focolare o quella legata ad una catastrofica esplosione vulcanica, come ad esempio quella avventa 39 mila anni fa in quel luogo conosciuto oggi con il nome di Campi Fleglei in Campania.
39 mila anni fa il sapiens, oramai padrone della scena, insieme agli ultimi neandertaliani e all’ambiente, subirono un durissimo colpo da quell’esplosione vulcanica, tanto da ipotizzare che l’estinzione del neandertal nelle nostre aree sia legata proprio a quell’esplosione.
Orbene le nostre grotte conservano questi documenti unici, quindi ben vengano le amministrazioni come quella di Nardò che ha supportato e supporta in vario modo il soggiorno di questi studiosi, ben vengano le associazioni come il Gruppo Speleologico Neretino che ha messo a disposizione degli studiosi le proprie conoscenze, una storica documentazione fotografica, la biblioteca.
Il 2016 conferma l’impegno dell’anno appena trascorso riservando un’altra novità: la riapertura degli scavi di un altro deposito preistorico da parte di un’altra prestigiosa università e, ciliegina sulla torta, il museo della preistoria che verrà a breve inaugurato il cui contributo del Gruppo Speleologico Neretino e stato solo quello di aver messo ha messo a disposizione un ingente numero di pezzi di vario genere da esporre. Il progetto fortemente voluto dall’Amministrazione Comunale rientra nel polo museale di Nardò e che sicuramente ci insegnerà a vivere, a comprendere ed a rispettare meglio il presente.