NARDO' - Ci pesa dirlo ma il sindaco di Porto Cesareo, Salvatore Albano, afferma cose che anche noi di portadiMare, nel nostro piccolo, andiamo dicendo da anni: a forza di differire soluzioni per la depurazione delle acque reflue e inventare soluzioni fantasiose (su tutte: la dispersione delle acque in trincee drenanti; ma anche la fitodepurazione) continuiamo a vedere lo scarico a mare a filo di scoglio a Torre Inserraglio di acque poco depurate (tanto è vero che c'è un ampio divieto di balneazione quindi lì il mare è sporco e inquinato) e il territorio di Porto Cesareo, confinante con Nardò, imbibito, cioè "inzuppato", di scarichi di fogna a causa di vecchi pozzi che non sono a tenuta stagna.
In ogni caso anche i cosiddetti "bottini" degli autospurgatori che prelevano il contenuto dei pozzi a tenuta stagna di Porto Cesareo vengono portati nel depuratore di Nardò di contrada Santo Stefano (zona Nucci) che poi sversa i reflui (poco) depurati a Torre Inserraglio.
La morale è che, OGGI, TUTTI i reflui di fogna prodotti ogni giorno da circa 250mila persone (in estate, per approssimazione e forse per difetto) finiscono nel terreno di Porto Cesareo - cioè in mare, che non ha confini - o direttamente in mare attraverso il depuratore.
La Regione, stoppando a parole il progetto per la condotta e per il potenziamento dei depuratori (con la messa in funzione della rete fognaria cesarina) ha solo preso tempo perché, ad oggi, non è in grado di produrre un progetto alternativo altrettanto efficace a quello che si intende cancellare.
Il rischio è che trascorrano ancora anni senza una soluzione di altro genere, in ossequio ad una visione utopistica dei problemi (da parte della Regione e di chi la segue) che può anche andare bene se ci fosse, però, un sistema risolutivo e praticabile nell'immediatezza. Altrimenti rischiamo di dimenticare che oltre alla "visione" del futuro deve essere sempre visibile anche un'altra stella polare della Politica: il pragmatismo, la soluzione pratica dei problemi.
NOTA DAL MUNICIPIO DI PORTO CESAREO
Ieri pomeriggio in regione si è tenuto il Tavolo Tecnico-Costituzionale, per discutere su alcuni progetti di raffinamento delle acque reflue e per il loro riutilizzo in agricoltura.
“Progetti lodevoli, in fase ideativa, che per essere realizzati e portati a pieno regime avranno bisogno di anni – commenta il sindaco di Porto Cesareo, Salvatore Albano -. È stato più volte ribadito, in questo tavolo, che le acque raffinate potranno essere utilizzate nei campi nel periodo estivo e che difficilmente si potranno utilizzare, in toto, nel periodo invernale. Per cui una condotta che porti le acque reflue in eccesso in mare è necessaria. Così avviene in tutti i posti in cui si effettua il raffinamento delle acque per irrigazione”.
Alla precisa domanda degli amministratori cesarini “se il progetto di raffinamento e successivo riutilizzo in agricoltura escluda la condotta in mare - aggiunge il primo cittadino -, il dott. Limongelli che presiedeva il tavolo, ha detto che questo progetto di affinamento comporta comunque una condotta a mare che elimini le acque in eccesso e quindi non utilizzate nei campi.
Ha aggiunto che i tecnici incaricati per il progetto della rete fognaria Porto Cesareo/Nardò non hanno trovato altra soluzione tecnica se non quella dello scarico a mare delle acque depurate provenienti dai depuratori delle due località tramite condotta sottomarina”.
Nei giorni scorsi Albano ha scritto al presidente della regione Puglia sull’argomento.
“Attendo che il presidente Emiliano risponda al mio invito per incontrarlo e confrontarci – conclude l’amministratore -, anche se da fonti ufficiose mi giunge notizia che non abbia intenzione di intervenire ufficialmente su tale questione. Sarà mai possibile un simile atteggiamento indifferente e distaccato nei nostri confronti? Vedremo.
Nel frattempo in queste ore stiamo valutando un'azione legale che tuteli i nostri diritti e faccia valere le nostre ragioni”.