Cronaca

Per suor Agnese

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NARDO' - Mi chiedevo, mentre la bara di suor Agnese lenta partiva dall’altare verso l’uscita, perché mai mi commuovessi al pari di tanti e di tante che non riuscivano a trattenere più lacrime di me.

Forse per le evangeliche espressioni del vescovo Fernando; forse per le toccanti parole della Madre superiora, suor Chiara Veronica; forse per la presenza di tanti sacerdoti, religiosi e religiose; forse per la tanta gente; forse per le lacrime dei parenti; forse per la sua scelta di essere stata tra le vergini previgenti, che sono entrate con lo sposo; forse per la morte di una suora di clausura…

Abituato a raccogliere, anche tra le carte più recondite, fogli per ricostruire il profilo storico di un evento o di un personaggio, non riuscivo a mettere insieme fatti ed opere di suor Agnese tali da toccare la mia persona di ammirazione e, quindi, di commozione.

Quali opere avrebbe potuto compiere suor Agnese, standosene per circa 60 anni chiusa in un convento di clausura sin dall’età di 20 anni?

Invano cercavo e, intanto, la salma stava quasi per giungere vicino al banco dove stavo io.

Pensavo che tutto potesse dipendere dal fatto che, quando riceveva me e Chiara, tutta felice mi ripeteva: - Mario, Mario, non sai com’era bella la tua Chiara quand’era bambina…sai, è figlia di Michelino…

…E, rincorrendo la memoria di un tempo, mi consegnava fanciulla la mia Chiara, che non avevo conosciuto!

Ma allora, se così fosse, perché gli altri e le altre piangevano?

Non era questo o non era solo questo!

Con la mente, mentre sempre più vicina era la bara, ho ripreso a ripercorrere l’omelia del vescovo, soffermandomi sul termine usato per suor Agnese: «la scintilla» che riesce a produrre gran fiamma; e anche l’intervento commosso di suor Chiara Veronica su una suor Agnese affidata interamente, con gioia e con entusiasmo, alla volontà del Signore misericordioso.

Forse…ma di certo si è squarciato nell’essenza l’incontro di Gesù con Marta e Maria, laddove Marta s’affanna ad operare e ad adoperarsi nella quantità dell’accoglienza e Maria, invece, sosta nella qualità dell’accoglienza attraverso la contemplazione del Signore.

Trafitto nel mio orgoglio di uomo che s’affanna nell’impegno di tante cose, di qua e di là del tempo e dello spazio, mi sono avvicinato al mistero delle lacrime, ritrovando in suor Agnese la semplicità della sapienza; l’entusiasmo dell’accoglienza; la gioia della grazia; il silenzio della sofferenza; il profumo della preghiera per tutti; l’amore verso la sua gente e la sua città, di cui portava nel cuore tutta la sua storia e le cui eco assorbiva con sublime attenzione.

Mentre, sempre commosso, mi riscoprivo vanamente affannato nelle cose del mondo, ho visto passare a poco meno di mezzo metro da me, nella sua cadenza dondolante, suor Agnese, sì, proprio suor Agnese, con gli occhioni di serafico stupore e con il sorriso di ancella del Paradiso.

Mario Mennonna