Cronaca

IL GENITORE RISPONDE - "Caro Capoti, che c'entra la malafede con i topi che hanno camminato sui banchi di scuola dei nostri ragazzi?"

Stampa

NARDO' - "Carissimo assessore Capoti, ho letto dell'intervento di pulizia effettuato presso gli edifici di Via Marzano e me ne rallegro molto. D'altronde, mi chiedo, come avreste potuto non effettuarlo, visto quello che è accaduto?"
ordinanza

spengaSe in gioco c'è la salute e l'incolumità dei nostri figli trovo piuttosto inopportuno parlare di "malafede". Molto serenamente ribadisco che l'intervento di due giorni fa presso la scuola di Via Marzano è stato reso assolutamente necessario ed improcrastinabile a causa di una grave infestazione di topi, che se ne andavano indisturbati tra i banchi di scuola dei nostri figli durante le ore di lezione, contaminando da diverso tempo i loro luoghi di studio e di ricreazione.
Se malafede è ricordarvi che, al pari dei vostri predecessori, avete evidentemente ignorato le segnalazioni ripetute rivoltevi per tempo (anni, mesi, giorni?) da chi di dovere e per le quali per tempo sareste dovuti intervenire, cioè prima che iniziassero le lezioni, non un mese dopo; se malafede è dichiarare che coloro i quali dopo le vacanze estive avrebbero dovuto pulire e disinfestare gli ambienti per consentire un igienico inizio dell'anno scolastico o non lo hanno fatto oppure, visti i risultati, non lo hanno fatto efficacemente; se malafede è ricordarvi che quella scuola è da tempo pericolante, andrebbe abbattuta e trovata una soluzione alternativa, visto che avete i soldi già pronti in bilancio da mesi, ma non procedete. Se malafede è tutto questo, allora mi dichiaro assolutamente in malafede.
Se malafede non fosse, però, lei dovrebbe accettare altrettanto serenamente le critiche costruttive, farne tesoro per il futuro, leggersi a fine giugno le relazioni dei dirigenti scolastici e metterci mano da luglio a settembre, affinchè i nostri figli non debbano attendere di ritrovarsi con i topi nella merenda prima di vedervi così solertemente intervenire.
Con cordialità, Giuseppe Spenga