NARDO' - Personalità eclettica, uomo pacato e dalla grande preparazione professionale. Avvocato, dirigente della pubblica amministrazione, giudice tributario, intendente di finanza, giudice di pace. Scrittore versatile (suoi alcuni libri di diritto amministrativo, con argomenti che spaziano dalla caccia all'ordinamento degli enti territoriali) negli ultimi anni aveva pubblicato opere su racconti e tradizioni popolari neritine. Cosimo Egidio Ramundo, classe 1930, era "Mimino" per tutti i suoi tanti amici di Santa Caterina e dell'Unitrè di Nardò.
Oggi i funerali con il feretro che arriverà all'una dal "Vito Fazzi" di Lecce, dove Ramundo è deceduto in seguito ad una operazione chirurgica.
I funerali saranno celebrati alle 15 nella parrocchia di Santa Maria al Bagno.
Ecco le recensioni di suoi recenti libri:
COME LE CILIEGE
Cosimo Egidio Ramundo è un autore che riesce a tornare indietro nel tempo, lasciando parlare i ricordi e la memoria. E il suo lavoro narra di piccoli frammenti, di scorci di vita, di momenti felici che riescono a catapultare il lettore in un mondo spensierato, in cui protagonisti principali sono persone comuni, descritti con ironica benevolenza, con placido perdono, nei loro peccati, nelle loro azioni e nel loro modo di rapportarsi alla vita. Un perdono che sgorga evidente, in quanto tutto avviene con la massima spontaneità, quasi come premio ad una sincerità trasudata dai mille rivoli di una vita vissuta spesso nell'indigenza, a volte nel benessere. Al cospetto dell'inciampo comico, l'umanità è sempre ben disposta a perdonare e sorridere di cuore, anche se dall'inciampo è zampillato uno schizzo rossastro. È l'universalità di certi comportamenti che funge da collante per tutte le culture e ravviva, ovunque letto, comuni sensazioni di meraviglia e di ristoro rispetto alle volgarità senza scopo.
Il mondo antico, tramandato dalla tradizione orale, riemerge nelle pagine dello scrittore neretino Cosimo Egidio Ramundo.
L’opera “I racconti di Ndata” (Edizioni Albatros, 204 pagine), comprende quattro storie apprese dall’autore in età infantile quando, per sfuggire al tedio dell’ascolto della recita del Rosario delle “pie donne” , insieme con un altro bambino si rifugiava dalla vicina di casa Ndata per ascoltare, con massimo coinvolgimento, “cunti incredibili, paurosi e pieni di sorprese”. Ambientati in epoche remote (“La leggenda dell’amabile saraceno”) e nel periodo storico dell’Unità d’Italia con l’epopea garibaldina e le vicende del brigantaggio meridionale (“La testa omicida”, “Il generale Plomb” e “I fratelli uccisero i fratelli”), i racconti contenuti nel libro risultano particolarmente avvincenti, anche grazie ad una prosa lineare ed efficace. Ramundo, avvocato, ex dirigente regionale e giudice di pace in pensione, ha già al suo attivo diverse opere di diritto e di narrativa.
Condoglianze alla signora Pina ed ai figli Gianni, Stefano e Sara.