Cronaca

NBC - Otto linee guida utilissime. Una "bussola" per le Amministrazioni comunali che devono predisporre le gare d'appalto

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NARDO' - Per il nuovo movimento politico-culturale presieduto da Antonio Manieri: "La mensa scolastica è un problema da risolvere senza l’approssimazione che invece caratterizza l’azione amministrativa di chi è accecato dalla continua fame di consenso. Il risparmio, le politiche di austerità e i tagli alla spesa pubblica non devono riguardare l’alimentazione dei nostri figli. La nostra idea di mensa è diversa".

Richiamati alla massima attenzione dopo la presunta intossicazione alimentare che ha riguardato circa duecento persone, tra bambini e insegnanti, e intercettando le perplessità di decine di genitori quasi trascurati da una preoccupante inerzia politico-amministrativa, l’associazione Nardò Bene Comune ha organizzato un incontro pubblico sull’argomento dell’alimentazione.
In collaborazione con Slow Food Neretum sabato 12 novembre abbiamo potuto ascoltare le parole del dottore Antonello Del Vecchio, direttore del dipartimento Materno/Infantile della Asl di Bari e presidente di Slow Food Puglia, e la dottoressa Francesca Sacino, tecnologa alimentare.
In una sala gremita di cittadini interessati ad ascoltare parole qualificate e non solo vuoti annunci di propaganda, abbiamo aggiunto un ulteriore tassello nel complesso quadro dell’educazione alimentare.

Ed ecco, dunque, delle semplici ma fondamentali linee guida che Nardò Bene Comune ha individuato per meglio gestire il delicato argomento della mensa scolastica. Ricordiamo a tutti che la prima forma di prevenzione è una corretta alimentazione.

1. Individuare locali idonei per l’istituzione di un centro cottura comunale per la preparazione dei pasti distribuiti presso tutte le scuole di Nardò. Tanto al fine di ridurre i tempi di trasporto, e quindi aumentare la qualità dei cibi serviti, oltre ad abbattere i costi di trasporto, che rappresentano una delle voci rilevanti nella definizione del prezzo finale del pasto.
2. Nominare una Commissione Mensa nei vari plessi, formata da amministratori, genitori ed insegnanti, con la supervisione ed il coordinamento dei dirigenti scolastici e mettere nelle condizioni la stessa di poter lavorare in maniera efficiente ed efficace, con compiti di vigilanza e controllo di tutte le fasi di produzione e trasporto degli alimenti.
3. L’obbligo per gli amministratori, i genitori e gli insegnanti facenti parte della suddetta commissione di svolgere corsi di formazione nell’ambito dell’educazione alimentare, nell’ottica del principio secondo cui solo operatori informati possono vigilare correttamente, in maniera efficiente ed efficace in materia alimentare, proprio come gli operatori del settore.
4. Intensificare i controlli presso il centro cottura, prevedendo un numero minimo mensile di controlli a campione, sfruttando il fattore “sorpresa”, con la possibilità di fornire una prova assaggio di ogni pietanza preparata.
5. Privilegiare tra le offerte presentate quella che soddisfa il miglior rapporto costi-benefici e non soltanto quella economicamente più bassa. Tra i criteri per stabilire il suddetto rapporto occorre premiare le aziende che intendono somministrare pasti conformi alle linee guida e raccomandazioni dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che si approvvigionano di materie prime locali o comunque abbattendo la distanza tra produttore e consumatore finale, quelle che rispettano la stagionalità delle materie prime e quindi l’utilizzo di ingredienti freschi e non surgelati.
6. Prevedere non soltanto delle ipotesi che giustifichino la risoluzione definitiva del contratto (come ad esempio quella che prevede la risoluzione per l’ipotesi di “casi di intossicazione alimentare”), ma anche delle ipotesi di sospensione preventiva del servizio, per un tempo da stabilirsi asseconda delle necessità, che diano la possibilità al sindaco, massima autorità sanitaria comunale, di poter intervenire in maniera celere e cautelativa con una interruzione del servizio di somministrazione anche nei casi di sospetta intossicazione alimentare, fino a che le autorità preposte al controllo non saranno in grado di certificare, eventualmente, il contrario.
7. Promuovere di concerto con i dirigenti scolastici corsi di educazione alimentare, coinvolgendo le associazioni presenti sul territorio (ad esempio Slow Food) al fine di educare i giovani studenti ad un approccio più consapevole con l’alimentazione, con le filiere ed i prodotti locali, iniziando a formare fin da piccoli i consumatori di domani.
8. Privilegiare, ove possibile, fornitori di materie prime che abbiano tra i loro requisiti quelli della “Eticità” del prodotto, cioè un prodotto, un ingrediente, un semi-lavorato, ecc. che risponda ai requisiti di giustizia ed equità sociale. Pensiamo ad esempio alla salsa di pomodoro prodotta dall’associzione neretina “Diritti a Sud” e denominata “Sfrutta Zero”: sarebbe una splendida iniziativa quella di poter fornire ai bambini di Nardò un cibo che fosse al tempo stesso “Buono, Pulito ed anche Giusto”. Un modo per approfondire i temi dell’etica, dell’accoglienza e della giustizia anche tra i fornelli.