NARDO' - Proveniente da Livorno nel 1970 arrivai a Nardò: un balzo di oltre mille chilomentri ma soprattutto un cambiamento radicale a livello esistenziale.
Ebbene passeggiando alla scoperta del centro storico – all'epoca la parte più vissuta della città – fui sorpreso dall'esorbitante presenza dei circoli: c'era di tutto e di più dalle associazioni di ex-combattenti, al circolo monarchico a quello dei commercianti, all'Allenza Contadini, ai coltivatori diretti, circolo cittadino, dell'amicizia, associazione dei carabinieri, circolo degli edili... davvero difficile ricordarli tutti. Un'indagine condotta dall'UNLA (Unione Nazionale Lotta Analfabetismo) qualche anno dopo certificò che Nardò, quanto ad associazionismo, primeggiava addirittura a livello nazionale!
Un dato apparentemente positivo anche perchè negli statuti quasi mai mancava il riferimento allo scopo culturale; tuttavia bastava entrare e ci si accorgeva che l'attività preponderante era il gioco (carte, biliardo,) che in alcuni casi era anche degenerato a livello di bisca semi-clandestina. Oggi dobbiamo chiederci se in periodo di profonda crisi economica che si accompagna, inevitabilmente, a situazioni di frustrazione ed emarginazione - soprattutto per i giovani - ci si possa permettere di far monopolizzare la piazza e la parte più bella del nostro centro storico da associazioni pseudoculturali che per oltre mezzo secolo hanno goduto degli immobili comunali a prezzi ridicoli.
Se davvero i circoli si sentono legati alla piazza stipulino contratti d'affitto con i privati ai prezzi di mercato correnti; è assurdo pretendere l'assistenzialismo del Comune per poter giocare a carte con l'affaccio sulla Guglia dell'Immacolata.
Dr. Giuliano Rizzo