Cronaca

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bulimia

L’analisi del problema

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono caratterizzati da una preoccupazione estrema circa il peso e la propria immagine corporea, una intensa paura di diventare grassi, la ricerca della magrezza che si traducono in una alterazione del comportamento alimentare che, a seconda del tipo di disturbo – anoressia, bulimia, disturbo del comportamento alimentare Non altrimenti Specifico (NAS) – comporta diete restrittive, vomito autoindotto, abuso di lassativi e diuretici, attivita’ fisica ed episodi di abbuffate.

Le spiegazioni plausibili

L’eziologia dei disturbi dell’alimentazione e’ multifattoriale e comprende fattori biologici e psicologici individuali, fattori familiari e fattori socio-culturali.

Tra i fattori individuali, quelli biologici spiegano la maggiore diffusione dei disturbi nelle donne rispetto agli uomini, in quanto le donne presentano: una maggiore resistenza alla fame; una prevalenza maggiore di tessuto adiposo; una maggiore predisposizione alla depressione endogena; maggiori variazioni ormonali durante la puberta’. Per quanto riguarda quelli psicologici, caratteristiche di personalita’ che possono predisporre allo svilupparsi di un disturbo dell’alimentazione sono: la difficolta’ nell’identificare stati e sensazioni interne; la sensazione di inefficienza; la scarsa autostima; la scarsa auto-consapevolezza; l’ossessione per il perfezionismo; la paura di diventare adulti.

Tra i fattori familiari sono implicati: la scarsa comunicazione; le cattive relazioni familiari; la mancanza di risoluzione dei conflitti; l’iperprotettivita’; la rigidita’ e la mancanza di adattamento; la mancanza di coesione tra i membri; la mancanza di confini; le alte aspettative da parte dei genitori; i convincimenti cognitivi e comportamenti errati della famiglia circa l’alimentazione, i problemi di peso e l’apparenza fisica; la pressione esercitata dai familiari sull’apparenza e sull’aspetto fisico; una storia familiare di depressione o abuso di alcool; una storia di abuso psichico, fisico o sessuale durante l’infanzia e l’adolescenza.

Tra i fattori socio-culturali ritroviamo l’insoddisfazione per il proprio corpo determinata dall’incremento degli standard della magrezza e della bellezza veicolati dai media, insieme con la relativa incapacita’ di molte donne a raggiungerli. Sono, inoltre, altamente apprezzati nella nostra societa’ l’autocontrollo, il perfezionismo, l’ossessivita’ e il bisogno di successo caratteristici di un disturbo dell’alimentazione. Le donne si trovano ad essere bombardate attraverso la televisione, il cinema, le riviste, da immagini di bellezza e adeguatezza che promettono successo attraverso la magrezza. Alle donne viene pero’ chiesto di conformarsi a queste immagini senza tuttavia perdere la femminilita’, la compiacenza e la passivita’ proprie del ruolo femminile tradizionale. In particolare, l’industria della Dieta propaganda incessantemente strumenti, strategie, programmi e qualsiasi altro mezzo che possa essere impiegato per la perdita di peso – indipendentemente dal fatto che questo sii traduca in un vantaggio per il consumatore in termini di salute psico-fisica – sfruttando il bisogno dei soggetti che vogliono o devono perdere peso, la loro mancanza di consapevolezza e di preparazione necessaria ad affrontare il difficile percorso del dimagrimento rispetto ad una condizione di sovrappeso/obesita’, spesso sostenute dall’ambiente e da condizioni genetiche predisponenti, o rispetto al deficit dell’identita’.

Da non sottovalutare e’ anche l’enfasi posta nell’ultimo decennio dalla nostra societa’, sui benefici fisiologici e psicologici dell’attivita’ fisica regolare, il controllo del peso e la riduzione dell’introduzione dei grassi, propagandarsi come stile di vita salutare. Lo stare a dieta, pertanto, rappresenta uno dei piu’ importanti fattori di rischio per lo svilupparsi di disturbi dell’alimentazione.

I DCA mostrano a partire dagli anni ’70 un significativo incremento di incidenza e prevalenza.

Per quanto riguarda l’incidenza, questa e’ attualmente valutata nei termini di:

0,5-1% per l’anoressia nervosa (sembra essere tuttavia molto diffuso un disturbo sub-clinico di tipo anoressico diagnostico come disturbo dell’alimentazione NAS);

                ° 1,3% per la bulimia nervosa,

                ° 0,7-4% per i disturbi del comportamento alimentare NAS.

Per quanto riguarda la prevalenza, questa e’ attualmente valutata nei termini di:

                ° 4-8 nuovi casi annui per 100.000 abitanti per l’anoressia nervosa

                ° 9-12 nuovi casi annui per 100.000 abitanti per la bulimia nervosa.

                ° 70 nuovi casi annui per 100.000 abitanti per i disturbi del comportamento alimentare NAS.

In particolare tra i DCS e NAS, il Beinge Eating Disorder (disturbo da abbuffate compulsive) affliggerebbe il 30-40% della popolazione di soggetti obesi che si rivolge ai servizi medici e chirurgici per interventi di controllo del peso, interessa gli uomini quasi quanto le donne e lo si ritrova in soggetti di eta’ piu’ avanzata.

Va sottolineato, inoltre, che i disturbi del comportamento alimentare sono in notevole aumento nella popolazione maschile (10-15% del totale). La gravita’ di queste malattie e’ evidenziata dall’alta percentuale di mortalita’ per cause varie che arriva a sfiorare il 18 % dei casi e dellalta mortalita’ per suicidio.

Le soluzioni proposte

La proporzione del fenomeno, che colpisce prevalentemente l’eta’ adolescenziale, unita la fatto che spesso i disturbi dell’alimentazione cronicizzano per il ritardo nell’intervento o per l’utilizzazione di pratiche terapeutiche non idonee, hanno accresciuto la preoccupazione degli operatori del settore e non tanbto da far riflettere sulla necessita’ di elaborare una campagna di sensibilizzazione, informazione e prevenzione appropriate, con l’obiettivo di accrescere l’accettazione del proprio peso naturale, migliorare l’immagine di se’ e l’autostima, propagandare un’alimentazione salutare, disconfermare e contrastare i messaggi distorti e subdoli veicolati dall’industria della Dieta che colpiscono gli individui piu’ fragili e bisognosi di accettazione e di conferme.

E’ necessario che ciascuno prenda coscienza del fatto che la perdita di peso e la magrezza, possibili fino ad un certo punto, non sono gli unici mezzi per ottenere il successo e la realizzazione personale, e che il fallimento di una dieta risiede nella dieta stessa e nel funzionamento biologico dell’individuo (predisposizione genetica, teoria del Set Point), piuttosto che nella scarsa forza di volonta’ o nella mancanza di rigore morale.

Anoressia, Bulimia, e degli altri disturbi dell’alimentazione mostrano da diverse angolature la distorsione della nostra quotidianita’, l’inganno e l’inconsistenza alimentati dal discorso “mediatico” contemporaneo.

Una modalita’ comunicativa impropria, dunque, puo’ essere considerata fattore predisponente dei disturbi del comportamento alimentare. Occorre, pertanto, utilizzare le potenzialita’ informative e persuasive dei mass media in maniera positiva e benefica, sensibilizzando sulla profonda influenza che essi esercitano sugli individui nella ricerca della propria identita’ e nel rapporto con il proprio corpo, al fine di determinare una presa di coscienza e un cambiamento dello stile di vita di chi si trova ad essere giornalmente bombardato da messaggi illusori che promettono magrezza e, dunque, successo senza sforzo.

L’obiettivo generale

Nell’ambito di una generale necessita’ di riduzione dell’incidenza e della prevalenza dei disturbi del comportamento alimentare, l’obiettivo generale consiste nel sensibilizzare circa l’accettazione del proprio peso naturale e della propria corporeita’, nell’aumentare la consapevolezza circa i messaggi predisponenti i DCA proposti dai media e dalla Industria della Dieta.

L’obiettivo specifico

La campagna di sensibilizzazione deve essere rivolta a tutta la popolazione e stimolare l’accettazione del proprio peso naturale e della naturale forma del proprio corpo attraverso l’adozione di stili di vita salutari, l’aumento della consapevolezza circa l’inutilita’ e la pericolosita’ delle diete, la celebrazione della bellezza e della diversita’ della propria taglia e delle proprie forme corporee.

La campagna si propone, pertanto, di valorizzare l’unicita’ dell’essere persona e la bellezza autentica che non sono determinate da un numero sulla bilancia quanto piuttosto dall’accettazione del se’ inteso come unicita’ psico-fisica-emozionale e intellettuale che ha bisogno del giusto nutrimento in termini di alimenti ma anche di attivita’ fisica e di esperienze sociali e culturali che aiutano a maturare la propria autonomia accrescendo l’autostima.

Prevede l’ideazione, la progettazione, produzione e diffusione di manifesti, cartoline, spillette, uno spot video e un sito web dedicato alla campagna di sensibilizzazione www.pensadifferente.it inneggianti al Peso Naturale.

Inoltre, prevede l’ideazione, la progettazione e la realizzazione di una manifestazione nazionale di sensibilizzazione sui disturbi del comportamento alimentare da intitolare Pe(n)sa differente, come gia’ accade in altri paesi all’avanguardia per la prevenzione e la cura di queste malattie quali il Canada (Eating Disorder Awareness Week) e l’Inghilterra (International No Diet Day).

La parola del claim Pe(n)sa contiene in se’ due accezioni, l’una che si riferisce al peso che e’ determinato da molti fattori tra i quali quelli genetici e che quindi non puo’ essere un numero ideale valido per tutti, e l’altra che si riferisce alla necessita’ di pensare, ciascuno con la propria testa, al fine di elaborare il proprio modo originale di essere nel mondo.