NARDO' - Oggi rendiamo giustizia alla rubrica estemporanea "I migliori Nanni della nostra vita" con un intervento di Mario Nanni, giornalista parlamentare e notista politico originario di Nardò. Mario ha partecipato alla "Costituente delle Idee" che può rappresentare un reset per la sinistra e non solo per essa. L'articolo è un po' lungo ma molto interessante per tutti.
La Costituente delle idee, nata su impulso del Laboratorio Politico di Pietro Folena, ha fatto ieri un altro passo avanti nella ricerca dei modi e delle vie più efficaci per ricomporre dal basso le varie istanze della sinistra e farle ritrovare su un terreno programmatico comune dando una identità di soggetto inclusivo e plurale. In un orizzonte ancorato alla Costituzione e alla visione di una nuova Europa.
Durante un seminario a Roma, durato gran parte della giornata, con la partecipazione di esponenti di Articolo 1, Sinistra Italiana, varie associazioni, dirigenti locali di varie regioni d’Italia, sono state affrontate varie questioni.
Quale orizzonte programmatico, ideale, culturale deve ispirare lo sforzo e il lavoro di ricomposizione delle sparse membra della sinistra italiana;; per quale legge elettorale ci si debba battere; quali temi politici, sociali inserire in un futuro documento comune; come ritrovare e tessere i collegamenti con quei pezzi di società - giovani, disoccupati, in primis - che sono tornati a votare il 4 Dicembre al referendum, manifestando una chiara volontà di riappropriarsi gli spazi di democrazia, e di partecipazione, che si sono negli ultimi anni molto ristretti.
Enrico Rossi, presidente della regione Toscana, uno dei protagonisti della nascita di Articolo 1- Movimento democratico e progressista ( Mdp), ha indicato i ‘’nodi’’ che ormai stanno per venire al pettine: legge elettorale, identità e articolazione di un forte soggetto politico di sinistra, questione dei rapporti eventuali con ‘’questo Pd’’.
La posizione del nuovo soggetto politico di sinistra non sarà facile nell’imminente scontro elettorale tra forze di sistema e forze antisistema: ‘’ Noi saremo messi all’indice, additati come quelli che fanno il gioco dell’antisistema, dei populisti, dei 5 Stelle. Noi dobbiamo provare a rompere questo accerchiamento, a spezzare questa tenaglia che vogliono stringere attorno a noi. Come? Presentandosi uniti. . Articolo 1, Sinistra Italiana, Campo progressista, Costituente delle idee non debbono pensarsi come una somma di sigle, ma come tanti fattori propulsivi che favoriscano ulteriori aggregazioni e adesioni. In quale orizzonte?
Anche su questo punto, Rossi non ha dubbi: deve essere un orizzonte socialista, plurale, progressista, ecologista e fortemente costituzionale.
Rossi ha poi lanciato quella che poteva sembrare una provocazione ma è una logica deduzione da quello che va sostenendo da tempo: ‘’La sinistra non può essere il centrosinistra. Io bandirei questa parola’’, ha detto tra gli applausi. ‘’ Il centrosinistra c’è già ed è il Pd, , dove la componente social liberale è diventata maggioritaria’’ . ( ‘’Il partito di Renzi non è più un partito di sinistra’’, aveva detto in un precedente intervento Michele Petralia, dei Cristiano-Sociali).
Sulla legge elettorale, Rossi ha proposto, d’accordo anche l’on. Alfredo D’Attorre e altri intervenuti, una soglia alta, del 5 per cento, che porti in prospettiva a una semplificazione del quadro politico, e sia essa stessa un fattore di confronto a sinistra.
Il documento a cui pensare per lanciare il nuovo soggetto politico per le prossime battaglie elettorali? Siamo in una fase di cantiere, ma certo sarà un documento che dovrà affrontare il problema della disoccupazione, l’eliminazione del precariato ( ( le forme di lavoro precario sono arrivate a 44!) , una intelligente politica della sicurezza e dell’ambiente, un rilancio della questione meridionale.
Nel suo intervento, l’on. Alfredo D’Attorre ha indicato come mito fondativo del nuovo soggetto politico di sinistra l’ancoraggio alla Carta Costituzionale. Di più: il tema di un nuovo , moderno patriottismo costituzionale deve essere al centro di una nuova forza eco- socialista, per il lavoro e l’ambiente, anti liberista e keynesiana, che si batta per l’attuazione integrale della Costituzione. E ancora: il progetto di un nuovo assetto dell’Europa deve armonizzarsi con lo spirito e la lettera della nostra Carta fondamentale.
Il lavoro per costruire questo soggetto è lungi dall’essere concluso: per d’Attorre non è proprio il caso di pensare a un Pd bonsai, non può bastare e non serve un Pd derenzizzato. La strada non è certamente quella.
Sulla legge elettorale, anche D’Attorre ritiene che il tempo del maggioritario sia ormai alle nostre spalle: è finito con il voto del 4 dicembre; con tre blocchi elettorali quasi equivalenti e due Camere, non esiste una via maggioritaria. Quindi meglio un sistema elettorale alla tedesca, con sbarramento che darebbe vita a quattro, massimo cinque gruppi parlamentari.
Prima delle conclusioni di Pietro Folena, di cui diremo appresso, ci sono stati interventi puntuali di studiosi e docenti universitari, ma anche di una giovane dirigente di Comiso, che ha letto un documento ideal-programmatico in cui si chiede che il nuovo soggetto si nutra con la partecipazione, senza personalismi e con robuste iniezioni culturali.
La causa della crisi – ha detto Nunzio Mastrolia, docente universitario, non è da imputare al mercato o alla globalizzazione in sé, ma al neoliberismo, che pensava che il mercato trasformasse automaticamente i vizi privati in pubbliche virtù. Così non è stato, le disuguaglianze sono aumentate, la società si è spaccata per classi, e questo perché? Perché la politica è assente o ha abdicato o ha assolto un ruolo ancillare, mentre è alla politica che tocca guidare i processi sociali.
Per invertire la rotta, secondo Mastrolia, occorre un centro di gravità, un perno attorno al quale far ruotare un programma che veda l’intervento dello Stato. Dove cercare il socialismo? Ma lo troviamo nella Costituzione! E’ nella Carta fondamentale la costituzionalizzazione dei diritti sociali.
Nicola Cacace , esperto di scenari economici, ha illustrato per sommi capi le linee di un suo saggio su demografia e lavoro. Dove mette in luce che a partire dal 2000 l’Italia è andata progressivamente declinando a livello demografico, e da lì sono discese pesanti conseguenze nella crescita economica e sociale. Con l’attuale indice di denatalità, nel 2025, a zero immigrazione, avremmo dieci milioni di cittadini italiani in meno; e il numero dei sessantacinquenni sarà quasi pari al numero degli occupati; il che comporta rischi mortali per l’Inps.
Come si può risollevare dunque un Paese in declino progressivo, in crisi profonda, come combattere le disuguaglianze?
Welfare universale,, massicci interventi pubblici, un fisco progressivo ( la parola d’ordine non può essere meno tasse per tutti), misure per combattere la denatalità (seguendo l’esempio della Francia), una flessibilità che sia davvero tale e non sia intesa come precarietà (precisazione che lo stesso Marco Biagi scrisse nel suo Libro bianco).
Michele Petralia, dei Cristiano-sociali, ha ricordato che la questione meridionale esiste e persiste dal 1860. Ha proposto che la Costituente delle idee passi alla fase della Costituente del programma, e ha messo in guardia contro il rischio di diventare un cenacolo ristretto.
Da Napoli Salvatore Sannino, voce da attore ed eloquenza da tribuno, ha lamentato : nella mia città la parola scissionisti non è stata presa bene, abbiamo fondato un partito ( Articolo 1- NdR) ma non siamo riusciti a spiegare fino in fondo le nostre ragioni, non siamo riusciti a raccontare perché ce ne siamo andati dal Pd.. Poi alcuni difetti di comunicazione: l’infortunio sulla legge per la legittima difesa ha fatto la fortuna dei cabarettisti , e di quanti si sono scatenati sul web, senza parlare dell’infelice sortita di Deborah Serracchiani sulla maggiore gravità dello stupro compiuto da un immigrato ( frasi infelici possono comunque scappare, ma oggi con la pratica invasiva e ‘’virale’’ del web sei praticamente crocifisso Ndr).
Sannino ha annunciato un Festival delle idee, che si terrà a Napoli: che tipo di Stato vogliamo, quali idee per il rilancio del Mezzogiorno, che cosa fare per l’integrazione degli immigrati: mandare i loro figli a scuola sarebbe già il primo passo dell’integrazione.
Ha tirato le conclusioni Pietro Folena, animatore e guida del Laboratorio Politico che – con il costante supporto organizzativo e teorico del prof. Franco Lotito - ha dato vita a questa Costituente delle idee quale fattore catalizzatore per mettere in comunicazione tra di loro vari soggetti politici, associazioni, organizzazioni, per tessere una tela comune anche in vista dei futuri cimenti politici.
Folena ha insistito su alcuni temi che per lui sono ormai dirimenti perché quasi pregiudizialmente propedeutici a ogni discorso sui programmi.
Uno: possiamo fare tutti i progetti che vogliamo, ma per essere credibili, deve essere messo in chiaro un elemento: c’è una distanza siderale tra il mondo a cui ci rivolgiamo e noi. E quando dico noi, non parlo solo di Renzi, dico tutti noi. Si tratta di una montagna da scalare. Questa montagna è fatta anche di riti da superare, vecchi linguaggi e vecchi codici, vecchie mentalità. Folena ha fatto l’esempio della figlia ventenne, che vuole iscriversi ad Articolo 1: ma- ha detto Folena- usando un paradosso ma non troppo – se assistesse a certi nostri dibattiti, se ne scapperebbe via in un nanosecondo.
Occorrono nuove lenti, nuovi occhi, approcci nuovi: la politica non è solo rappresentazione, preoccupazione di avere un posto in lista. La politica è sociale, è partecipazione, è costruzione di reti e iniziative. Ecco allora la necessità di creare una rete di rapporti, una connessione tra associazioni, movimenti, su un campo largo dove seminare idee, dove fare esplodere la narrazione della disperazione sociale. Dove imbastire forme di autogoverno. La politica deve saper essere anche auto-organizzazione.
Sogno – ha fatto un esempio Folena – una forza di sinistra che apra una farmacia sociale, faccia dei corsi per disoccupati e giovani precari, che intercetti i bisogni di fasce della popolazione. Anche così si governa, perché il governo non è solo quello di Palazzo Chigi. Basta con questo mito che il potere stia nel Palazzo d’Inverno ( anche se quest’anno celebreremo come si deve quello storico evento nel primo centenario della Rivoluzione d’Ottobre.
Per costruire la nuova forza politica plurale, ora in cantiere, gioverebbe recuperare lo spirito e l’anelito di quelli che Camillo Prampolini chiamò gli scamiciati, e che portarono alla nascita del Partito socialista nel 1892, pur tra divisioni e fratture. Bisogna ricomprendere, non escludere, i valori dell’umanesimo, le tematiche sociali, e i valori cristiani, riaffermati splendidamente nell’enciclica di papa Francesco ‘’Laudato sii mio Signore’’.
Infine sulla Costituzione, a cui in molti nel dibattito si erano ispirati ( Rossi, D’Attorre, Roberto Mapelli, di ‘’Punto Rosso’’, Milano): nella Costituzione italiana- ha osservato Folena – c’è il germe di un federalismo europeo e non certo di un’Europa degli Stati.
Ha infine annunciato un prossimo seminario sull’Europa, un seminario sulle forme dell’organizzazione, precisando che non è un tema solo organizzativo ma una questione eminentemente politica.
In quelle sedi saranno gettate le basi di un documento che contenga alcuni punti fondamentali: legge elettorale proporzionale; progressività dell’imposizione fiscale; Europa federale; welfare progressivo; scuola e Università; Mezzogiorno; lotta alla precarietà.
Il filo che deve sottendere qualsiasi progetto politico o azione politica – ha concluso Folena – è questo: l’idea monocratica, dell’uomo solo al comando, che decide tutto da solo, andata avanti fin qui e che tanti danni ha fatto, nel Governo e nei partiti, va scartata. Liberiamocene!
Le modalità della nascita dell’Articolo 1, con la pluralità dei protagonisti che l’hanno realizzata, sono state un grande esempio in questo senso, una pratica sconfessione dell’ idea monocratica dell’agire politico e delle decisioni. E ben si incrocia con l’idea che è alla gente che tocca, con la sua partecipazione e il ritorno all’impegno fatto di passione e di slancio ideale e sociale, dar vita all’atto costitutivo di una nuova visione della politica.
Mario Nanni