Cronaca

IL MISTERO DEI DENTINI - "Verrei a Nardò per spiegarlo". La città è la culla dell'Europa?

Stampa

dentiNARDO' - "Il professor Stefano Benazzi è disponibile a raggiungere Nardò per raccontare la sua scoperta che avrà conseguenze a livello mondiale". Questo scriveva il direttore del portale, Biagio Valerio, nel novembre del 2011. Sulla Gazzetta del Mezzogiorno apparve anche una significativa intervista al ricercatore. Prestissimo, grazie ad archeologi e speleologi neritini, scopriremo che cosa è cambiato da allora ad oggi e come si è evoluta la vicenda.

GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (4/11/2011)
Il professor Stefano Benazzi è disponibile a raggiungere Nardò per raccontare la sua scoperta che avrà conseguenze a livello mondiale.
I reperti neritini, infatti, appartenevano all'Homo Sapiens. L'industria scoperta a Uluzzo era del Sapiens così come quella cultura sviluppata che archeologi e antropologi hanno studiato per decenni attribuendola, invece, alla specie dei Neanderthal. La scoperta effettuata a Vienna da Benazzi, grazie allo studio sui reperti ritrovati da Palma di Cesnola nel 1964 nella Grotta del cavallo, a Portoselvaggio, consente di arretrare di oltre diecimila anni il punto di partenza della nascita di una civiltà. Quella dell'uomo moderno in Europa.

Solo ad una lettura superficiale questa notizia può apparire come un dato esclusivamente scientifico: l'uomo moderno, giunto nella penisola italica dal vicino oriente con diverse ondate, non risale verso l'Europa ma si stanzia anche nel Salento. Sviluppa un linguaggio complesso, una forte interazione sociale, anche una architettura pre-religiosa e una spiccata cultura simbolica. I risultati ottenuti da Stefano Benazzi a Vienna riposizionano il Sapiens su un gradino più alto sin da almeno diecimila anni prima rispetto alle datazioni fin qui fissate. E scalzano da quel gradino l'uomo di Neanderthal che torna ad essere, nell'immaginario collettivo, il prototipo dell'uomo delle caverne.  

Secondo i risultati di uno studio pubblicato su Nature, i membri della nostra specie (Homo sapiens) sarebbero arrivati in Europa alcuni millenni prima di quanto finora attestato. Il gruppo guidato dai ricercatori del Dipartimento di Antropologia dell’Università di Vienna, ha analizzato due denti decidui rinvenuti nella Grotta del Cavallo, una cavità preistorica di Nardò, fino ad ora ritenuti neandertaliani dalla comunità scientifica, mentre sarebbero da attribuire a uomo anatomicamente moderno secondo i risultati di questa recente ricerca. Questa scoperta ha importanti implicazioni riguardanti le abilità cognitive dei neandertaliani e le possibili cause della loro estinzione. Nuove datazioni al radiocarbonio realizzate dall'Oxford Radiocarbon Accelerator Unit dell'Università di Oxford, collocano i livelli di rinvenimento dei denti 44mila anni fa.
I denti decidui di Grotta del Cavallo sono quindi i resti più antichi di uomo moderno in Europa finora conosciuti.

La rivalutazione dei denti di Grotta del Cavallo è stata possibile grazie all’uso di tecniche innovative sviluppate nel corso dell’ultimo decennio che fanno capo alla branca dell’Antropologia chiamata Virtual Anthropology.

La scoperta retrodata l’arrivo dei membri della nostra specie nel continente europeo e indica che la coesistenza di neandertaliani e uomini moderni sia avvenuta per alcune migliaia di anni. Inoltre, sulla base di queste evidenze fossili si prova che gli uomini anatomicamente moderni, e non i neandertaliani, hanno prodotto la cultura uluzziana. Ciò ha importanti implicazioni per la comprensione delle abilità cognitive e dello sviluppo del comportamento umano moderno.
---

Misteri svelati, millenni dopo. Il professor Stefano Benazzi, ricercatore presso il dipartimento di Antropologia dell'Università di Vienna, è una specie di “detective” che tenta di ricostruire la scena del delitto così com'era decine di migliaia di anni fa.

“Proprio l'anno scorso – spiega per telefono, appena atterrato in Italia – ho visitato Portoselvaggio e ho raggiunto la Grotta del cavallo. I famosi denti decidui che hanno permesso di dare la svolta alle mie ricerche, invece, sono stati sempre conservati a Pisa. Sicuramente sono lì da 2000 quando venni chiamato per effettuare una descrizione morfologica degli stessi. All'epoca mancavano le tecnologie odierne e, soprattutto, campioni di confronto”.

Benazzi spiega che negli ultimi due, tre anni sono state sviluppate metodologie e tecniche innovative che hanno consentito di retrodatare i due dentini trovati ad Uluzzo negli anni Sessanta.

L'uomo di Uluzzo, ora, funziona come anello di congiunzione. “Fino ad ora – spiega il ricercatore – sapevamo che l'uomo moderno proveniva dall'Africa ed arrivava in Europa dal Vicino Oriente. I reperti turchi sono datati a 45mila anni fa, quelli trovati in Romania 40mila. C'è un gap che non è stato mai colmato”.

Fino ad oggi: il “Sapiens” di Uluzzo, infatti, è vissuto 44mila anni fa. “Significa che l'idea generale che l'uomo moderno avesse risalito l'Europa seguendo i grandi fiumi, fino al Danubio, può essere rivisitata e c'è una pista mediterranea che è ormai realtà. Il Salento si pone al centro dell'attenzione mondiale e questi ritrovamenti si rivelano ogni giorno più importanti senza dimenticare anche che il primo fossile neanderthaliano italiano è di Leuca”.
La conclusione di Benazzi è obbligata, considerando anche che gli scavi alla grotta del cavallo sono fermi da due anni: “speriamo che questa scoperta porti fondi alla ricerca, se non dall'Italia almeno dall'estero dove ci sono Paesi molto interessati e sensibili a questi studi”.