NARDO' - Quanto leggo nel rapporto SVIMEZ (Associazione per lo Sviluppo della Industria del Mezzogiorno) è preoccupante.
La SVIMEZ, nel rapporto 2018 sull’economia del Mezzogiorno, non sapendo più come descrivere questa metà del paese dimenticata e abbandonata a se stessa, ha coniato la definizione di “desertificazione umana e industriale”.
Altri dati della stessa SVIMEZ: dall’inizio della crisi, nel Sud le famiglie povere sono aumentate del 40 per cento, i consumi sono diminuiti del 13 per cento, la popolazione invecchia e i morti sono più dei nuovi nati, quattro giovani su cinque non hanno un lavoro e in quindici anni se ne sono andati via in 500 mila. Il tasso di disoccupazione è doppio che nel resto del paese, sono calate anche le iscrizioni nelle università del Sud e dal 2010 ad oggi hanno abbandonato la Puglia oltre 20 mila giovani under 30.
Per studio e per lavoro, gran parte delle energie vitali della società pugliese si sposta al Nord e all’estero, privando le nostre comunità delle intelligenze e qualità necessarie a supportare la crescita economico-sociale dei nostri Comuni e delle nostre aziende.
Ci affanniamo a discutere, polemizziamo, ci scontriamo e contemporaneamente i nostri giovani senza futuro nella loro terra fuggono altrove. L’emigrazione giovanile, ribadisco, rischia di portare il Sud Italia a una “desertificazione sociale” che condanna ulteriormente la nostra Regione e l’intero Mezzogiorno.
Quali sono i motivi che portano i giovani a lasciare il Salento e la Puglia ?
Per prima cosa l’iscrizione ad Università fuori dalla Puglia, in Regioni che per investimenti, servizi e possibilità di lavoro offrono più garanzie e danno l’opportunità di valorizzare i propri percorsi di formazione. In secondo luogo si scappa dal poco lavoro che quando c’è, è precario, insicuro, non permette di costruire progetti di vita ed è senza una rete di protezione sociale che non sia sempre e solo quella familiare.
Le nostre cinque Università pugliesi purtroppo investono sempre meno sui giovani avvallando l’idea di non credere più nell’importanza della formazione universitaria . A loro volta i giovani che ancora credono nell’importanza dei loro studi invece scappano altrove e molto spesso ci rimangono. E’ una vera e propria fuga di cervelli e di risorse che impoverisce sempre di più la nostra terra.
Ma da dove provengono i ragazzi che emigrano ?
La risposta testuale più diretta, senza guardare le statistiche, la dà il Rettore dell’Università Aldo Moro di Bari: “i ragazzi che se lo possono permettere al Nord Italia vanno all’estero , al Sud, chi se lo può permettere va al Nord”. Gli ultimi dati del Politecnico di Torino testimoniano che su 100 mila pre-immatricolazioni quasi il 60 per cento provengono da studenti residenti in Calabria, Sicilia, Puglia e Sardegna.
Questo fenomeno è anche una emigrazione di risorse economiche.
Negli ultimi anni il Sud ha perso oltre 3,3 miliardi di euro di investimenti in capitale umano e 2,5 miliardi di tasse che emigrano verso università del Nord e all’estero.
Emigrando migliaia di giovani decidono di spendere altrove l’accumulazione di competenze acquisiste nel territorio di origine, nelle nostre scuole e università, determinando con questo un ulteriore impoverimento degli asset disponibili nel Sud..
Un'altra forte problematica a cui assistiamo nel nostro territorio è lo scarso dialogo e mancanza di sinergia tra scuola, università e mondo del lavoro. Non essendoci un raccordo tra domanda e offerta di lavoro e una adeguata visibilità, le eccellenze nel mondo dell’università e nel mondo del lavoro non si conoscono.
Quanti dei nostri ragazzi conoscono le aziende che producono nel loro territorio, nelle zone industriali ? Quanti dei nostri ragazzi conoscono gli ordini degli studi , le eccellenze, i centri di ricerca del loro territorio e delle università ?
Quali possono essere le soluzioni?
Prima di tutto la riproposizione al centro del dibattito politico-economico della questione meridionale: il Sud Italia per recuperare il terreno perduto rispetto al Nord del paese e all’Europa deve essere sostenuto da politiche mirate e adeguati investimenti. Non occorrono provvedimenti temporanei e parziali ma strutturali per arrestare l’emorragia di cittadini , sopratutto giovani, che emigrano dalla nostra bellissima terra. Deve essere primario interesse della politica puntare soprattutto sui giovani e sul capitale umano con investimenti su quegli elementi che costruirebbero opportunità come centri di ricerca, scuola , formazione e università tendendo a trasformare le dinamiche mentali giovanili e affinando il concetto di studio con quello di opportunità.
Il sistema imprenditoriale deve continuare a scommettere sulle proprie visioni, rinnovare i mezzi e i processi e approfittare del modello industria 4.0.
Poi valorizzare i giovani che si formano sul territorio e al contempo essere attrattivi per chi sogna di tornare a casa, dopo anni trascorsi da fuori sede.
Il capitale umano e la principale risorsa per il Sud sono i giovani, la generazioni di domani.
È essenziale far riacquisire ai giovani la fiducia nel loro territorio e nel loro paese che, purtroppo, non solo loro hanno perso.
Pantaleone Pagliula